Margiagrazia Minardi intreccia esperienza personale e riflessione teorica per interrogare la natura del pensiero e la sua irriducibilità al linguaggio. A partire dal rapporto con una madre affetta da Alzheimer, il testo mette in crisi l’idea del pensiero come contenuto accessibile e traducibile. Il libro A che pensi? di Laurent Moreau diventa così un dispositivo per esplorare una grammatica visiva dell’interiorità: non una rappresentazione fedele del pensiero, ma un tentativo necessario di dargli forma. Tra opacità, relazione e perdita, emerge una tensione costante tra ciò che può essere detto e ciò che resta irrimediabilmente interno.
Autore: Mariagrazia Minardi
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A che pensi? Archiviata sotto la voce sbagliata
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Il ponte di Heinz Janisch e Helga Bansch
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Leggere un albo illustrato con un bambino significa assistere a qualcosa di più di una semplice storia: immagini e parole attivano insieme memoria, empatia e immaginazione. Partendo da questa idea, il testo entra in Il ponte di Heinz Janisch e Helga Bansch (Orecchio Acerbo), un albo di apparente semplicità in cui un orso e un gigante si incontrano al centro di un ponte troppo stretto per due. Attraverso scelte visive raffinate – inquadrature, dettagli, montaggio delle tavole – il libro mette in scena il meccanismo stesso del conflitto e la difficoltà di trovare un equilibrio. Da qui la riflessione si allarga: non solo ai libri illustrati e alla fiducia nelle immagini, ma anche a quelle relazioni che restano sospese, ferme nel punto esatto in cui basterebbe un passo diverso per non tornare indietro.
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Scuola e libertà
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La scuola come spazio di libertà o di addestramento? Partendo dalle nuove Indicazioni Nazionali 2025, Mariagrazia Minardi riflette sul ruolo della lettura, tra promesse di emancipazione, test standardizzati, canone imposto e possibilità di formare lettori davvero liberi.
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Bonvi e la morale che inciampa
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Un incontro giovanile con le Sturmtruppen diventa l’occasione per ripensare l’opera di Bonvi come un grande laboratorio morale: ridere non come evasione, ma come esercizio critico contro il potere, la guerra e l’obbedienza automatica.
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La bambina, i lupi e le pareti che ascoltano
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Mariagrazia Minardi parte da un’infanzia senza cameretta e da un lettino che sembrava volerla divorare per arrivare a I lupi nei muri di Neil Gaiman e Dave McKean. Nel buio domestico scopre che la paura è un linguaggio, non un difetto: un modo per conoscere il mondo, trasformando i mostri in coinquilini dell’immaginazione. Tra Freud, Foucault e marmellata, un saggio narrativo sull’arte di convivere con l’assurdo.
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Cling. Clang. Libertà.
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Un’infanzia blindata e un nonno che salva la vita con le parole: Mariagrazia Minardi parte da quei racconti per riflettere su Il narratore di Saki, dove una fiaba ribalta la morale e la virtù si trasforma in condanna. Tra ricordi e classe, Minardi mostra come la lettura – quando non serve a “insegnare” – diventa un esercizio di libertà, un luogo in cui la letteratura smette di educare per tornare a inquietare e far ridere.
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Sabato con Silenzio, Solitudine e un moccioso che ti accusa: Non sei mica il mondo di Raphaël Geffray
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Un sabato vuoto, senza le creaturine di casa, spinge Mariagrazia a cercare consolazione in un libro per ragazzi. Ma Non sei mica il mondo di Raphaël Geffray, con il suo protagonista disturbante e un bianco e nero claustrofobico, non offre carezze né risposte. Anzi: lascia il lettore spaesato, ferito e per questo paradossalmente confortato.