Il sorriso di Pandora

Paolo Interdonato | Pantomime del Calisota |

I due maschi, uno a destra e uno a sinistra, hanno un’espressione un po’ tesa. Sembra stiano sorridendo, ma quelle bocche, tirate con un segno di penna sottile, nascondono sicuramente qualcosa. Kirk ha uno sguardo di sfida, la visiera del cappello getta sugli occhi un’ombra cupa, i pugni sono serrati e la cadenza del passo segna l’incedere deciso. Terry ha occhi spalancati e vacui, sembra poco intelligente, si muove al medesimo ritmo di Kirk, ma il maglioncino marrone e le brache bianche gli conferiscono un aspetto meno marziale. Tra i due c’è una ragazza, si chiama Pandora e sorride, quasi senza gioia, tenendoli sottobraccio.

Luglio 1967, i tre incedono con passo deciso verso un lettore ignaro: di sicuro non sa cosa aspettarsi da quella nuova rivista. I tre sono sulla copertina e cercano di attirare l’attenzione dei potenziali acquirenti suggerendo che in edicola c’è qualcosa di nuovo, il primo numero di “Sgt. Kirk, mensile dei comics”: Il titolo che campeggia in testata è scritto a mano, con un carattere tondeggiante e deciso. Sembra che qualcuno lo abbia graffittato sul muro che sta alle spalle dei tre personaggi. Lo stesso muro sulla cui intera superficie si stratificano scritte tracciate con un pennarello o incise con un chiodo. Sono soprattutto nomi, disposti senza alcuna regola apparente, e quelli riconoscibili appartengono a personaggi, anche secondari, delle serie pubblicate nelle pagine della rivista, a figure storiche che hanno attraversato i periodi in cui quegli stessi fumetti sono ambientati, oppure a romanzieri che hanno influenzato quelle storie. Nella maggior parte dei casi le appartenenze sono dubbie e i rimandi così evidenti e sopra le righe da lasciare frastornati.

Sul muro c’è un solo disegno. Rappresenta due omini tracciati con mano malferma da un bambino: le teste sono cerchi, gli occhi puntini, le bocche virgole all’insù, i corpi triangoli e le braccia e le gambe stanghette. La loro presenza serve a spostare lo sguardo del lettore verso i piedi di Kirk e Pandora. Là, sul muro, si legge chiaramente la firma dell’autore della copertina: Hugo Pratt.

“Sgt. Kirk” è un periodico prezioso che si muove sulla rotta tracciata da un grande predecessore. Da aprile 1965 nelle edicole italiane c’è “Linus”, un mensile di grande qualità dal prezzo di copertina sostenuto che, indossando con dignità il sottotitolo “rivista dei fumetti e dell’illustrazione”, sta definendo un nuovo paradigma per la lettura dei fumetti. “Linus” è un giornale così diverso da tutti quelli che lo hanno preceduto da non avere neanche un pubblico preciso cui rivolgersi. La redazione, guidata dal fondatore e direttore Giovanni Gandini, vuole lettori di fumetti appassionati, colti e attenti alle cose che succedono nel mondo e, poiché quel pubblico non esiste ancora, decide di crearlo. Compone l’indice di ciascuna uscita con una cura particolare. Sceglie le serie più interessanti dall’Europa e dagli Stati Uniti e le affianca ai profili degli autori, alle schede critiche e ai percorsi di lettura ideali. Così facendo, costruisce la rivista con un approccio pedagogico e disegna un modo nuovo per pubblicare fumetti in Italia e in Europa.

Quando “Sgt. Kirk” si presenta in edicola sono passati poco più di due anni dalla nascita di “Linus”. Il mensile con i tre personaggi che dalla copertina vanno incontro al lettore è il primo giornale a iscriversi pienamente nel nuovo paradigma del fumetto. Ha cento pagine, stampate bene in un ottimo bianco e nero, su carta di buona qualità e di formato un po’ più grande di quello del mensile di Gandini. Il prezzo riportato in copertina invece denuncia l’intenzione di rivolgersi a un pubblico ancora più selezionato. “Linus” costa 300 lire, come sei biglietti dell’autobus o cinque tazzine di caffè. “Sgt. Kirk” fuori dal quadro del disegno, accanto al numero dell’uscita e alla data di pubblicazione, presenta un prezzo ancora più alto: 500 lire.

L’indice del primo numero di “Sgt. Kirk” allinea sette fumetti con una coerenza esemplare. Terry and the Pirates dello statunitense Milton Caniff, Randall firmato dal sudamericano Arturo del Castillo e cinque storie disegnate dal medesimo autore, l’italiano Hugo Pratt.

La presenza del personaggio di Caniff è strillata fin dalla copertina. In basso a destra, sul muro intarsiato di graffiti alle spalle dei tre personaggi, c’è una scritta più in evidenza delle altre e solo un po’ più piccola della testata. Non è leggibile pienamente, perché le gambe dei personaggi la coprono. Non serve essere un intenditore per riconoscere il titolo, anch’esso tracciato a mano libera, che compare in tutte le pagine domenicali di Terry and the Pirates.

Terry Lee è un ragazzo americano sveglio che, all’inizio delle sue avventure, arriva in Cina con Pat Ryan, un amico giornalista. Qui, con la guida di George Webster “Connie” Confucius, un personaggio nato all’incrocio tra Yellow Kid e gli stereotipi razziali, Terry e il suo amico si lanciano alla ricerca di una miniera d’oro. Da quel momento la serie si sviluppa in una sequela di scontri con pirati e nemici sempre più malvagi, fino a quando, dopo l’entrata degli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale, Terry si arruola nell’aviazione.

Terry è anche uno dei due personaggi tenuti a braccetto da Pandora e, come se non bastasse, l’impianto stesso della copertina omaggia esplicitamente Milton Caniff. Quell’immagine è infatti costruita sulla struttura di un disegno tra i più classici e riconoscibili del fumettista statunitense. Dal 24 gennaio 1943, Caniff aveva deciso di omaggiare l’eroismo dei suoi connazionali coinvolti nel conflitto mondiale e, alle strisce quotidiane di Terry, aveva affiancato un’uscita settimanale dedicata a una strana eroina: l’eroticissima Miss Lace era diventata protagonista di Male Call e offriva il suo corpo meraviglioso, quasi sempre ricoperto da poco tessuto, per altro leggerissimo, agli sguardi dei soldati, sulla carta e al fronte. In un’immagine promozionale, apparsa spesso sulle copertine e nei frontespizi delle raccolte della striscia, Miss Lace avanzava verso il lettore tenendo sottobraccio due soldati semplici in divisa. La copertina di “Sgt. Kirk” riproduce fedelmente l’impianto di quell’immagine seminale e ne aggiorna il senso: gli animi da rasserenare e da affrancare dalle costrizioni non sono più quelli dei militari al fronte, ma quelli dei lettori di fumetto d’avventura.

Le pagine di Randall di Arturo Del Castillo si rifanno a un realismo assai più spinto: i segni fittissimi e la rete di tratteggi e tessiture ricostruiscono un western denso di malinconia che, per contrasto, enfatizza il nitore del bianco e nero di Caniff.

Quattro dei fumetti firmati da Pratt provengono dall’esperienza argentina che il disegnatore ha concluso definitivamente cinque anni prima. Sono storie avventurose, tracciate con un bianco e nero deciso, che raccontano eroi con una scarsa propensione all’eroismo: uomini veri, fragili e colmi di aree grigie. C’è il sergente Kirk che dà il titolo al giornale ed è un soldato rinnegato, che si ribella alla violenza dell’esercito e si schiera dalla parte degli indiani. C’è Anna nella Giungla che è giovanissima e si accompagna a coetanei e a adulti eroici che respirano l’avventura africana. C’è Lupo Conrad che sopravvive all’inverno artico commettendo crimini osceni. C’è Ticonderoga che narra di virgianiani che si arruolano alla ricerca della gloria militare. Il giornale contiene disegni che Pratt ha realizzato nell’arco di una quindicina d’anni. Su quelle pagine si vede un disegnatore il cui segno evolve e si trasforma, intrecciandosi con un’influenza artistica dominante che non diventa mai calco: su ogni traccia di inchiostro, su ogni pennellata, su ogni campitura l’ombra di Milton Caniff si proietta maestosa, lasciando però trasparire la grande personalità di Pratt.

Risoluto fin dalla più tenera età, Hugo ha deciso di diventare un disegnatore di fumetti, da bambino, proprio leggendo Terry and the Pirates. Il segno di Caniff è così presente in Pratt da fornire al lettore un sistema di coordinate in grado di orientare con precisione il suo sguardo. La scelta di accostare le strisce dello statunitense alle pagine dell’italiano dichiara, senza ambiguità, il sistema di riferimenti grafici entro cui si muove l’idea di avventura di “Sgt. Kirk” e Pratt ammette, senza pudore, di avere un padre.

Un riservo maggiore viene riservato all’altro genitore. Esiste un ulteriore asse lungo cui si sviluppano i fumetti di “Sgt. Kirk”. è meno evidente perché un silenzio insopportabile, e un po’ colpevole, lo avvolge. Tre dei fumetti disegnati da Pratt – il sergent Kirk, Lupo Conrad e Ticonderoga – e Randall di Del Castillo sono scritti da un grande autore argentino, Héctor Germán Oesterheld. L’umanità dei personaggi, la tensione romantica, l’antimilitarismo bruciante e il rispetto per ogni uomo sono la cifra narrativa di tutti i fumetti dello sceneggiatore. Tanto Caniff infittisce le sue strisce di stereotipi e xenofobia gridata quanto Oesterheld racconta un mondo di tolleranza e comprensione. Per un triste paradosso, il nome dello sceneggiatore è stato rimosso da tutte le storie, perfino da quelle del personaggio che dà il titolo al giornale.

L’unico fumetto realizzato specificamente per “Sgt. Kirk” si chiama Una ballata del mare salato. È firmato dal solo Pratt ed è destinato a diventare uno snodo centrale nella storia delle narrazioni, uno di quei racconti rispetto ai quali è necessario rimodulare la storiografia. C’è un prima e c’è un dopo.

Pandora è uno dei personaggi centrali della Ballata e, sulla copertina di “Sgt. Kirk”, va incontro al lettore, tenendosi saldamente ai personaggi degli autori che maggiormente hanno influenzato Pratt, Terry di Caniff e Kirk di Oesterheld.

Basta una sola immagine, illuminata dal sorriso enigmatico di Pandora e messa sulla copertina del primo numero di una rivista seminale, a fornire una chiave di lettura per tutta l’opera di Pratt.

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