L’edicola è una trappola

Quasi | Memorie e cuccioli |

di Onofrio Catacchio

Sono i primi anni Settanta. Mio padre acquista in edicola una copia del Corriere dei Piccoli Vuole che impari a leggere, la combinazione di figure e parole dei fumetti pubblicati nel settimanale gli sembra un buon inizio.

Leggo a tratti e guardo le figure. Sul Corrierino ci sono i disegni, che ai miei occhi paiono inquietanti, di Pratt e quelli più familiari di Jacovitti – che riconosco grazie alle sue immagini per la pubblicità dei gelati e al diario scolastico Vitt – e poi le biografie di personaggi storici sceneggiate da Mino Milani, che scrive anche gli episodi, disegnati da Aldo Di Gennaro, de Il Maestro.

Il portariviste è pieno di rotocalchi. Ci sono anche Tex, Zagor e Diabolik a cui preferisco Kriminal e Satanik. Li leggono i miei cugini. Sono un po’ più grandi di me e abitano nell’appartamento al piano di sopra. Ho libero accesso a quegli albi, le storie le affronto con difficoltà ma i disegni sono strani e affascinanti. Tra le pubblicità in coda agli albi scopro che dagli USA sono arrivati in edicola Devil e L’uomo Ragno e poi un fumetto destinato a “fare furore” negli anni Settanta – proprio così c’è scritto – che si chiama Alan Ford. E io, un fumetto destinato a fare furore, non me lo posso perdere.

Kriminal, disegnato da Onofrio Catacchio

Sono un figlio unico con la passione per il disegno e le storie. Studio poco ma leggo tanto. So distinguere gli inchiostratori di Magnus su Alan Ford – sono Chiarini e Romanini e si alternano alle chine – conosco tutti gli autori USA sugli albi Corno dei supereroi.

Qualche anno prima ho costretto la Befana a portarmi il volumone di Tarzan per i disegni visionari di Burne Hogarth. Mi consumo gli occhi su Lone Sloane di Philippe Druillet. Adesso ho bisogno di una decina di numeri arretrati di Alan Ford, spedisco la mia collezione di francobolli – gli arretrati si possono acquistare anche così – all’Editoriale Corno e me li procuro. Mio padre li sequestra: la collezione di francobolli era anche sua.

Stacco.
È passato qualche anno. Magnus ha mollato Alan Ford e dall’espositore in edicola mi osserva ammiccante lo sguardo di Unknow dalla cover de “Il Sequestrato della Sierra”, qui Magnus si firma Raviola ma non sfugge al suo segno inimitabile. L’etichetta per adulti mi impedisce l’acquisto in edicola. Aggiro il divieto procurandomene tutti i numeri sulle bancarelle dell’usato dove si fanno meno scrupoli.

Lo Sconosciuto mi fulmina: spariscono all’istante i supereroi di cui mi sono cibato fino a quel momento. Il flash dura solo sei episodi. Devo accontentarmi di Mister No. È simpatico e ho iniziato a seguirlo per consolarmi della perdita dello Sconosciuto. Tra l’altro ho sempre trovato i due protagonisti fisicamente simili.

Lo Sconosciuto, disegnato da Onofrio Catacchio

L’edicola è una trappola e io ci casco tutte le volte. È il 1978, questa volta dallo scaffale mi guarda sfrontato Stefano Tamburini, effigiato in copertina da Gaetano Liberatore in posa autofagica. Si intitola Cannibale e, in omaggio al precedente dadaista (Il Cannibale è una pubblicazione realizzata da Francis Picabia nel 1920 di cui sono stati stampati solo due numeri). Parte con il numero 3, a indicare la derivazione ideale da quella avanguardia artistica. Nell’albo, che sfoglio tra “l’isteria e l’orgasmo”, oltre a quelli di Tamburini e Liberatore scopro le storie e i personaggi di Massimo Mattioli, Filippo Scòzzari e Andrea Pazienza. Degli ultimi due scopro Penthotal e il Dottor Gek inseguendoli su Alter dove scopro altri insospettati tesori: Moebius, Corben, Bilal, Tardi e molti altri metalliurlanti.
Se lo Sconosciuto mi ha mostrato che cosa si può raccontare con i fumetti grazie a Cannibale decido che i fumetti voglio farli.

Cannibale è una continua sequenza di appostamenti all’edicola, sollecitati dai commercial che ogni settimana su Il Male ne annunciano l’imminente uscita. Sei numeri con periodicità a singhiozzo e poi la chiusura. Un arco di tempo che porta dritto negli anni Ottanta.

Dal punk alla new wave. Dagli Stranglers ai Devo. Chi ha messo Cannibale in Frigidaire? È stato Vincenzo Sparagna, che insieme agli autori di Cannibale crea Frigidaire, il mensile destinato a “viaggiare nel mondo delle merci” come viene presentato nel profetico editoriale del primo numero. Bobbio, Cicciolina, Ranxerox e Joe Galaxy, la cronaca, i reportage, le interviste si alternano ai fumetti e restituiscono uno sguardo lucido e inedito sul mondo. La rivista, per buona parte del decennio, fa scuola. E io studio. Il mio primo racconto a fumetti lo pubblicherò su quelle pagine. Ma questa è un’altra storia.

Per il fumetto il decennio degli Ottanta è caratterizzato dalla diffusione delle riviste: Linus e Alter confermano peso e presenza nel panorama editoriale, Mondadori punta sul Mago, l’Editoriale Corno insegue, con scarsa convinzione, con Eureka.

Ranx, disegnato da Onofrio Catacchio

I tempi sono propizi per avventure ardite. Un piccolo grande uomo, Luigi Bernardi decide di provarci: dall’Isola Trovata, la piccola casa editrice bolognese che ha fondato fischia la partenza per il convoglio di Orient Express: a bordo, sul primo numero, il ritorno dello Sconosciuto. Oltre a Magnus ci sono Micheluzzi , Giardino e un drappello di autori che Bernardi ha scovato e promuove: Baldazzini, Fara e Brolli e i già rodati Saudelli e Rotundo. Seguo Magnus, ritrovo Giardino, che proviene dal Mago e propone Rapsodia Ungherese, ambizioso progetto di racconto lungo e che trova spazio e respiro nelle carrozze del treno di Bernardi. Anche qui osservo sperimento e imparo.

Nel frattempo, dentro il sussiegoso Alter sboccia Valvoline. Il fumetto grazie al gruppo bolognese intreccia le sue valenze con l’arte, il design e la moda ma gli autori del gruppo, a differenza degli epigoni che spuntano come funghi, lavorano sulla narrazione. Su Alter, Lorenzo Mattotti pubblica Fuochi, ultimo fumetto d’avventura possibile, in cui l’autore sfrutta tutti gli elementi classici e li trasfigura in modo onirico e visionario.

Se Cannibale origina Frigidaire, Valvoline fa lo stesso con Dolce Vita, un magazine di grande formato diretto da Oreste Del Buono. Anche in questo caso sulle sue pagine si mischiano le carte: rubriche e redazionali che guardano alla contemporaneità e fumetti che reggono il livello come Europa in Fiamme, di Muñoz e Sampayo. Ci pubblico, timido, le prime strisce di Stella Rossa.

Reduce da Dolce Vita, Igort lancia Fuego insieme a un gruppo di giovani autori: Gabos, Gibertini, Marzocchi e Semerano. Mi sono appena trasferito a Bologna e salgo a bordo del progetto con un tentativo di storia lunga di Stella Rossa.

Ci siamo da poco inoltrati nei Novanta: ho conosciuto Luigi Bernardi nella redazione di Dolce Vita. Con Roberto Ghiddi, Luigi sta mettendo in piedi Granata Press, la redazione dista pochi metri dalla mia soffitta bolognese. Li incontro una sera e li aiuto a portare su per le scale gli scaffali che servono ad arredare la redazione di Via Marconi: poche stanze vuote e un piccolo Mac.

Nel giro di pochi giorni arrivano le scrivanie e Bernardi mi propone un contratto per la pubblicazione di Stella Rossa. Mi offre la possibilità di concludere la storia rimasta incompleta a causa della chiusura di Fuego. Anche lui ha in mente una rivista. Durante una riunione con altri autori gli suggerisco di chiamarla Nova Express: richiama e prosegue l’esperienza di Orient Express, cita il libro di William Burroughs e pure la rivista che compare tra le pagine di Watchmen. Luigi ghermisce il concetto, si convince e battezza il mensile.

Nova è una specie di condominio, Bernardi l’amministratore. Ai piani alti Miller, Gibbons, Chaykin, Pat Mills e Kevin O’Neill. Con Vanna Vinci, Davide Toffolo, Otto Gabos e Davide Fabbri stiamo sullo stesso pianerottolo. Ciascuno a modo suo fa palestra: la rivista cambia e si assesta, la suddivisione in puntate delle storie richiede che ogni segmento racconti un episodio che sazi il lettore fino alla prossima uscita e dopo, raccolti in volume, daranno vita a una narrazione di respiro più ampio.

Una delle tematiche presenti su Nova è legata al cyberpunk e alla sua visione anticipatrice che influenza gli aspetti più avanzati del fumetto, Cyborg intercetta e sviluppa quella visione. Coordinata da Brolli, Cyborg tenta di creare un universo comune per autori e personaggi. La prima serie va avanti per i fatidici sei numeri a cui fanno seguito un cambio di editore e un nuovo ciclo di sei.

All’inizio dei Novanta la parabola delle riviste in edicola declina rapidamente. Incalzate dagli albi popolari e mono-personaggio spariscono quasi del tutto – ad eccezione dell’inossidabile Linus -dalle edicole. Editori e autori sciolgono i ranghi e si avventurano ciascuno su percorsi personali. Dal condominio al mare aperto.

La formula della rivista riaffiora periodicamente in modo carsico e mutevole e confesso che su di me esercita un richiamo a cui sono quasi sempre stato sensibile.

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