Ho (Quasi) paura che si perda: impressioni (nostalgiche) di settembre

Paolo Interdonato | post-it |

UNO. Marzo 1973, l’editore Florenzo Ivaldi pubblica il trentunesimo numero della rivista “Sgt. Kirk”. Il primo numero, quello con la primissima apparizione di Corto Maltese di Hugo Pratt era datato luglio 1967. Da lì, con precisione mensile, la rivista era riuscita ad arrivare al trentesimo numero nel dicembre 1969, per poi scomparire dalle edicole. Dopo oltre tre anni, la rivista torna, venduta solo per corrispondenza e con cadenza trimestrale. A parte il tempo e il diverso canale di distribuzione, non c’è alcuna discontinuità formale: la numerazione prosegue, la grafica sembra identica, e pure i fumetti e i collaboratori ai testi redazionali sono gli stessi. Perfino l’editoriale è scritto con la consueta lingua sgangherata e approssimativa che, probabilmente, è quella dell’editore, che figura anche come direttore editoriale. All’interno ci sono fumetti di scuola argentina: un episodio di Sgt. Kirk, disegnato da Pratt e finalmente attribuito allo sceneggiatore Héctor Germán Oesterheld (fino a quel momento, rimosso), uno di Randall di Arturo Del Castillo e Oesterheld, un paio di storie di Asso di Picche di Pratt, Alberto Ongaro e Mario Faustinelli, e, infine, una sorpresa. A chiudere il numero c’è una serie nuova: Precinto 56 (56° Distretto) di Ray Collins e José Muñoz. Mentre mi muovo per casa, mi capita tra le mani quel numero della rivista, un po’ ammaccato e segnato dal tempo come è giusto che sia. Lo sfoglio ed è come se vedessi per la prima volta i disegni del giovanissimo Muñoz. So che, da ragazzo, è stato a bottega da Francisco Solano López e ha inchiostrato le ultime pagine di El Eternauta. Palle di neve enormi che, da vero prattiano, era tentato di trasformare in bocce da biliardo. Vedere ora le pagine argentine di Muñoz, in grande formato, mi emoziona. Capisco perché Pratt, appena il disegnatore argentino arriva in Italia, gli intimi, con i consueti modi un po’ bruschi, di continuare a disegnare il poliziotto biondino. Sono pagine meravigliose.

DUE. Trentanove anni dopo, nel marzo 2022, il sessantasettesimo numero della collana da edicola “I grandi maestri”, edita da Cosmo, raccoglie tutti gli episodi di 56° Distretto di Collins e Muñoz. È un albo bonelliano che riproduce quei disegni in un formato minuscolo. Ecco: a vederli lì sopra non si gode. I disegni si vedono male e ci si ritrova costretti a leggere le parole, come se in un fumetto fossero importanti, per scoprire che quelle storielle sono decisamente insulse. Un gigante del fumetto che non possiamo vedere perché rimpicciolito in stampa. È interessante osservare che quell’albo è uscito nelle stesse settimane in cui “Corriere della sera” ristampava in volumoni tutte le storie del reboot della serie scritto da Collins e disegnato da Angel Lito Fernandez (Larry Mannino: Distretto 56). Fernandez, in quel momento, è ancora il grande fumettista che avrebbe potuto essere. Peccato che l’edizione italica allegata al “Corsera” presenti quei fumetti con una colorazione raccapricciante. Sono troppo anziano per accontentarmi.

TRE. Così anziano da ricordarmi gli anni in cui i fumetti statunitensi si ordinavano, tre mesi prima della loro pubblicazione, su un catalogo cartaceo: “Previews”. Lo si sfogliava, cercando di intercettare le cose più belle da un titolino, un nomignolo, la fiducia in un editore… Quante schifezze mi sono portato a casa, quante fregature! Ma tutte le volte che, solo leggendo un titolo, riuscivo a beccare qualcosa di meraviglioso, mi sembrava di essere bravissimo nell’intercettare la bellezza. Ora, se ci ripenso, sono sicuro di aver comprato sulla fiducia molte più schifezze che cose magnifiche. Poi è esploso l’ecommerce internazionale e tutto è diventato più semplice. Scrutando la vetrina elettronica si vedono le copertine e i siti degli autori e degli editori, che magari offrono anticipazioni delle loro pubblicazioni, sono a portata di click. Così semplice che, a ottobre, “Previews” chiude. E, con quel catalogo, scompare anche la possibilità di poter sbagliare scommettendo sulla bellezza.

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(Quasi)