Il ritardo del presente

Francesca Di Carlo | Dulcis in fundo |

La nostra percezione del mondo è basata sul passato.

La luce del Sole impiega otto minuti e venti secondi per raggiungerci: un ritardo enorme rispetto a quella riflessa dalla Luna, che impiega poco più di un secondo. Un’inezia a confronto con gli altri corpi celesti. Basta osservarli per capire che siamo immersi nell’antichità e più spingiamo lo sguardo lontano, più l’immagine che riceviamo appartiene al passato.

La luce di Sirius A, la “Splendente”, la stella più luminosa che vediamo in cielo, è stata emessa 8,6 anni fa. Significa che Sirius A, o Sirio come diciamo, dista 8,6 anni luce (a.l) dalla Terra.

Vela Pulsar, una stella di neutroni che apparteneva alla gigantesca costellazione della Nave Argo (la nave degli argonauti) è ancora più lontana, circa 800-900 a.l.

Gaia BH1, il buco nero più vicino alla Terra finora scoperto, dista circa 1560 anni luce.

È un gigante invisibile e dormiente, che conosciamo grazie alla luce di una stella, simile al Sole, che gli orbita attorno. Mille-cinquecento-sessanta anni luce significa che la luce di questa stella è partita verso la Terra nel 466 d.C. Dieci anni prima della caduta dell’Impero Romano d’Occidente.

Di esempi ce ne sono tanti quanto l’Universo, ma non serve viaggiare lontano per parlare di vecchiaia. La luce del monitor mi arriva con un nanosecondo di ritardo. Il ticchettio dei tasti è molto più lento: un millisecondo. Nel frattempo, il processore ha compiuto miliardi di operazioni.

A pensarci, di fronte alle macchine siamo fossili che si muovono al rallentatore. Ma loro non se ne accorgono neanche, siamo noi che facciamo confronti, attingendo riferimenti da quella esperienza privata e non riproducibile che si chiama memoria.

Con il ritardo che contraddistingue le nostre percezioni, ricordiamo gli eventi e li collochiamo lungo l’asse temporale della nostra vita. In fila ordinata dal precedente al successivo: prima questo, poi quello; prima qui, poi là; prima davanti, poi dietro; prima sopra, poi sotto.

All’inizio siamo assolutamente certi della nostra sequenza, ma più ci allontaniamo dall’origine dell’asse del tempo, più l’ordine sfuma: ciò che ricordiamo si mescola e gli eventi si scambiano di posto. Andando avanti con l’età emergono ricordi a caso, sprazzi di memoria che non riusciamo più a incasellare, testimoni evidenti della nostra vecchiaia.

E allora il tempo perde la sua connotazione causale e ci troviamo in una nuova dimensione. Confondiamo il prima con il dopo, ci pare che eravamo là e poi qua, dietro e davanti, sottosopra. La vecchiaia ci fa muovere a caso lungo l’asse del tempo e gli eventi della nostra vita emergono come particelle sospese in un fluido, incerte e tremolanti come fossero agitate da un moto browniano. Un movimento definito “impressionante” da Albert Einstein, quando decise dare una spiegazione a questo fenomeno, osservato per la prima volta nel 1827 dal botanico inglese Robert Brown.

Scrive Einstein a proposito del moto browniano:

«Esso sembra in contraddizione con tutta l’esperienza anteriore. La disamina delle successive posizioni occupate da una particella ogni trenta secondi circa, rivela la fantastica forma del suo percorso. Tuttavia, la cosa più stupefacente è il carattere manifestamente eterno del movimento. Un pendolo oscillante, immerso nell’acqua si arresta ben presto se non è soccorso dalla forza esterna. L’esistenza di un moto che non s’indebolisce mai, sembra contrastare con ogni esperienza. Questo enigma venne brillantemente chiarito dalla teoria cinetica della materia».

(Evoluzione della Fisica Universale scientifica Boringhieri – 1938)

La teoria cinetica della materia spiega l’allegro zampettare tra un ricordo e l’altro tipico della età che avanza. La costruzione di una realtà immaginaria, fatta di esperienze e memorie libere dal vincolo del tempo e animate da un movimento continuo e irregolare. Potenzialmente eterno.

Tuttavia, a forza di saltellare sulla freccia del tempo del nostro vissuto, rischiamo di piegarla allo sfinimento, raggiungendo l’orizzonte degli eventi oltre il quale la memoria si annulla.

È come se giungessimo alle pendici di Gaia BH1. O, ancora peggio, del mostro Sagittarius A, distante 26.000 – 27.000 anni luce dalla Terra, ai tempi dell’Ultimo Massimo Glaciale. A questo punto potremmo lanciarci, facendo la fine di Ivan Ill’ič (ricordi?) oppure svegliarci e ritrovarci sulla Terra più giovani rispetto agli altri, per effetto della dilatazione gravitazionale del tempo.

È la teoria della relatività generale di Einstein: più ci si avvicina a una massa enorme, come quella di un buco nero, più il tempo rallenta fino quasi fermarsi, rendendo il ritorno un salto nel futuro per chi è rimasto lontano. Allora il pendolo riprende a oscillare regolarmente e tutto ricomincia a funzionare nel suo ordine: dal precedente al successivo, dal prima al dopo, da qui a lì e via dicendo.

La Zuppa Inglese

Anche in pasticceria il moto browniano ha un ruolo fondamentale: anima i cristalli di zucchero che si dissolvono in acqua, formando sciroppi e creme deliziose. Un buon esempio è la Zuppa Inglese, formata da strati di pasta genovese imbevuta di bagna alcolica al rum o all’alchermes, intervallata da crema pasticciera gialla e al cioccolato.

Nota. Purtroppo qui in Olanda non si trova l’alchermes e per ovviare al problema ho colorato di rosso una parte dell’impasto, un po’ come si fa per la torta Red Velvet. Ho preferito inoltre realizzare delle monoporzioni che ricordano la Torta Mimosa, piuttosto che la classica Zuppa Inglese: mi è sembrato un buon suggerimento per il prossimo otto marzo.

Le dosi sono per 6 persone

Per la pasta genovese

(stampo rettangolare 20×25 cm rivestito di carta forno)

  • 3 uova
  • 100g zucchero bianco semolato
  • 100g farina bianca per dolci
  • 30g burro fuso

Preparazione:

  1. In una ciotola capiente sbatti per qualche istante le uova con lo zucchero poi montale con il frustino elettrico, finché il composto non risulta sodo e spumoso. Sollevando le fruste dovrebbe formare un nastro.
  2. Nel frattempo, in una ciotola a parte, setaccia la farina.
  3. Quando le uova sono pronte incorpora la farina aiutandoti con una spatola di silicone e facendo un movimento dal basso verso l’alto per non smontarle. Gira, se riesci, anche la ciotola.
  4. Infine unisci il burro tiepido a filo, continuando a mescolare allo stesso modo.
  5. Versa il composto nello stampo, livellalo e cuocilo in forno caldo a 180°C per 25 minuti.
  6. Lascia raffreddare la pasta nella tortiera poi sformala su una griglia da pasticceria affinché perda umidità. Infine chiudila nella pellicola trasparente e conservala in un luogo fresco.

Per la crema pasticcera

  • 5 tuorli d’uovo da uova di taglia M
  • 125 g zucchero bianco semolato
  • 50 g amido di mais (Maizena)
  • 500 g latte fresco intero
  • Un tappino di estratto di vaniglia
  • 30 g cioccolato fondente a pezzetti (per la crema al cioccolato)

Preparazione:

Come prima cosa metti in congelatore una ciotola in acciaio dove versare la crema gialla: il freddo blocca la cottura, preservandone la lucentezza.

  1. In una ciotola capiente sbatti i tuorli con lo zucchero e l’estratto di vaniglia utilizzando una frusta.
  2. Aggiungi poco per volta l’amido di mais, sempre sbattendo con la frusta, fino a ottenere una pastella liscia.
  3. Versa con attenzione il latte sulla pastella e mescola finché il composto diventa uniforme.
  4. Versa il liquido in una casseruola dal fondo spesso e cuoci la crema sul fuoco medio girandola continuamente con la frusta. Se la crema si attacca ai bordi della casseruola rimuovila con la spatola in silicone per evitare che si bruci.
  5. Appena senti che la crema si addensa (te ne accorgi perché mentre giri inizia a fare resistenza e diventa gialla) spegni il fuoco, sposta la casseruola e prendi la ciotola che avevi riposto in freezer. Versaci dentro METÀ della crema calda e mescola con vigore.
  6. Mentre mescoli la crema gialla, versa il cioccolato fondente a pezzetti nella parte di crema rimasta nella casseruola e mescola. Dato che è calda il cioccolato si scioglie facilmente, evitando la formazione di grumi.
  7. Se realizzi le monoporzioni metti le due creme nei sac à poche dotate di bocchetta liscia o zigrinata da 10-12 mm. Altrimenti versa anche la crema al cioccolato in una ciotola e copri con pellicola trasparente a contatto con la superficie, per evitare che si formi una pellicina e assorbano odori indesiderati. Riponi le creme in frigorifero e prepara la bagna.

Per la bagna

La preparazione della bagna si presta alla osservazione del moto browniano e potrai vedere le tue memorie dissolversi fino quasi scomparire, lasciando un liquido dolce e trasparente.

Porta a ebollizione 200 g di acqua con 100 g di zucchero bianco semolato.

Rimesta fino alla completa dissoluzione dello zucchero.

Togli dal fuoco e lascia raffreddare, poi aggiungi 25g di rum o di alchermes.

Nota: se vuoi fare evaporare l’alcol, aggiungi il liquore quando l’acqua bolle.

Assemblaggio

  1. Taglia a fette larghe circa 4 cm la pasta genovese e fodera il fondo di una pirofila in pirex. Se fai le monoporzioni nei bicchierini trasparenti tagliala invece a cubetti.
  2. Inzuppa la pasta genovese con la bagna.
  3. Farcisci con la crema al cioccolato.
  4. Fai un altro stato di pasta genovese inzuppata di bagna.
  5. Farcisci con la crema pasticciera.
  6. Decora con cioccolato fondente in scaglie o fuso o con i cubetti di pasta genovese rimasti se vuoi dare alla Zuppa Inglese l’effetto da Torta Mimosa.
  7. Lascia riposare in frigorifero almeno due ore prima di servire.
Ti è piaciuto? Condividi questo articolo con qualcun* a cui vuoi bene:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

(Quasi)