Ci avviciniamo sempre più all’anno cruciale della “nascita ufficiale del graphic novel” e iniziano a essere sempre più frequenti i collegamenti, spesso casuali, tra i vari autori che lavorano alla realizzazione di fumetti direttamente nel formato libro, tralasciando la serializzazione, i comic book o le riviste. Per esempio, esiste un fil rouge sotterraneo tra l’autore di cui abbiamo parlato ieri, Gil Kane, e il graphic novel Bloodstar (1976) di Richard Corben, adattamento del racconto di Robert E. Howard La valle del verme (The Valley of the Worm).
La storia, uscita originariamente sulla rivista “Weird Tales” nel febbraio del 1934, è la prima di un dittico che ha per protagonista James Allison (Howard avrebbe completato solo un altro racconto, mentre dei frammenti sarebbero stati successivamente portati a termine da altri scrittori), un uomo che ha la capacità di ricordare le sue incarnazioni presenti e future. Il racconto inizia con il personaggio principale, Allison, che, prima di morire, racconta una sua precedente esistenza, avvenuta in un lontanissimo passato, che avrebbe dato origine al mito di Beowulf e ad altre leggende analoghe: la battaglia tra Niord e il verme. Dopo questa introduzione, che fa da cornice, si passa all’ambientazione fantasy, che presenta due collegamenti ad altri scritti: il primo è la presenza della popolazione dei Pitti che collega la storia ad altre produzioni fantasy di Howard, come per esempio il ciclo di Kull di Valusia, mentre il secondo riguarda il mostro del titolo, che è il dio degli Antichi (the Old Ones), gli esseri che fanno parte della mitologia di Cthulhu, creata dall’amico Howard Phillips Lovecraft. Quest’ultima citazione non deve stupire, visto che la cosmogonia inventata dallo scrittore di Providence era già piuttosto famosa e diversi scrittori, suoi contemporanei, avevano incorporato nelle proprie opere i mostri da lui creati; lo stesso Howard ne aveva scritte sei sul mito di Cthulhu.
Questo racconto, tra i più famosi della produzione di Howard, se escludiamo i personaggi più celebri come Conan e Solomon Kane, viene adattato a fumetti all’interno della testata della Marvel Comics “Supernatural Thrillers”, una collana che inizialmente era dedicata solo a versioni a fumetti di racconti dell’horror classico, come La cosa di Theodore Sturgeon e L’uomo invisibile di H. G. Wells. Nel n. 3 (1974) appare La valle del verme con una sceneggiatura piuttosto fedele di Roy Thomas e Gerry Conway, i disegni di Gil Kane e l’inchiostrazione di Ernie Chua. La prima cosa che salta agli occhi è la forte presenza di didascalie che riproducono la prosa di Howard, come è pratica usuale negli adattamenti letterari effettuati negli Stati Uniti, ma, grazie all’energia del testo originale e all’approccio grafico, in cui il disegno non rappresenta in maniera pedissequa quello che viene scritto nei blocchi scritti, il risultato finale non è pesante, ma fluido e appassionante.

In quegli stessi anni, Richard Corben ha già un certo seguito, sia per le storie che Warren Publishing gli pubblica sia per la sua innovativa tecnica del colore. Per questo motivo, Gil Kane e Armand Eisen lo contattano e gli propongono di collaborare con la casa editrice Morning Star Press alla realizzazione di un libro a fumetti tratto da un’opera di Howard (nel progetto originale, mai concluso, l’editore avrebbe dovuto pubblicare anche le versioni di Skull Face e Swords of the Red Brotherhood, sempre di Howard). È molto probabile che l’idea di adattare questo racconto sia venuta dallo stesso Kane, considerato il suo precedente coinvolgimento, e, una volta ottenuto l’assenso di Corben, inizia a seguire la produzione del libro: prima sceglie lo scrittore John Jakes per arricchire di ulteriore materiale la fonte originale, poi segue il lungo processo di stesura del testo: Corben scrive la sceneggiatura, inglobando la parte nuova realizzata da Jakes al racconto originale di Howard, e poi questo testo passa attraverso due ulteriori riscritture, che aumentano l’eroismo e aggiungono l’elemento passionale (in un’intervista pubblicata qualche anno dopo su “Heavy Metal”, Corben non nomina chi fossero le due persone che revisionarono il testo, ma è plausibile supporre che si trattasse degli stessi Kane e Eisen). Una volta conclusa la sceneggiatura, passano alla realizzazione grafica. Nonostante fosse stato chiamato per il suo uso del colore, Corben decide di lavorare in bianco e nero e, man mano che conclude le tavole, le spedisce a Kane che, nella sua posizione di supervisore, le controlla e le commenta.

Il fumetto si concede qualche libertà rispetto alla storia originale e si discosta abbastanza dalla precedente versione Marvel. Rispetto al comic book, la differenza più ovvia è la lunghezza e il colore: dalle classiche 24 pagine a colori dell’albo spillato passiamo a un volume di 92 pagine in bianco e nero, che arricchisce la semplice e lineare trama originale. Viene aggiunto un prologo fantascientifico, adattando il racconto La stella di H.G. Wells, che sposta più avanti la cornice del testo e trasforma quindi l’ambientazione fantasy originale in un futuro post-apocalittico, come era di moda in quegli anni (probabilmente, tra i film più rappresentativi di questa tendenza si può ricordare Zardoz (1974) di John Boorman): una stella si avvicina alla Terra, creando sconvolgimenti naturali che distruggono la civiltà umana e la riportano a un livello in cui la tecnologia non esiste più (da notare che non è uno scenario così dissimile da quello che aveva creato proprio Gil Kane qualche anno prima).
Concluso il prologo, viene reinserita quasi subito la figura del narratore, ma è sostituita dal personaggio di Grom che, in punto di morte, racconta al figlio dell’amico Bloodstar che cos’era accaduto al padre. Il cambio nella struttura della narrazione permette di ricreare un’epica diversa, che risulta meno barbarica (la storia non è più vista attraverso il filtro della visione del mondo del protagonista) ed elimina alcuni elementi razzisti presenti nel testo originale. Il ricordo delle imprese del primo Bloodstar costituisce il racconto originale (dopo la conquista di un nuovo territorio, viene scoperta la distruzione di un insediamento del popolo del protagonista, effettuata da un gigantesco verme mostruoso, e il barbaro si vendica, soccombendo nell’impresa), a cui viene aggiunta una storia d’amore che rinforza la trama eccessivamente sintetica.
Il libro si conclude con un epilogo (scritto) realizzato per il fumetto che fornisce, in modo speculare al prologo, una continuazione temporale che conduce il lettore a un lontano futuro, con la costante presenza della stirpe di Bloodstar, artefice della rinascita della razza umana e che, a un certo punto, dopo secoli, ritorna nel luogo dove il loro antenato aveva sacrificato la propria vita. Questa speranza per il futuro dell’umanità, grazie al protagonista del fumetto, si discosta fortemente dallo spirito espresso da Niord, protagonista del racconto di Howard, che, come tutti i personaggi creati dallo scrittore del Texas, ragiona e si comporta in modo egoistico e solipsistico.

Dopo nove mesi di lavorazione, Morning Star Press pubblica il fumetto in una splendida edizione cartonata, telata e con una sovracoperta dove viene specificato che il lettore sta per leggere un “graphic novel”. Purtroppo però, subito dopo tale uscita, la casa editrice è costretta a interrompere l’attività. Nel frattempo, Eisen fonda la casa editrice Ariel Books, che ristampa il volume come brossurato nel 1979. In occasione di questa nuova edizione, in cui non si parla più di “graphic novel”, i testi del fumetto vengono nuovamente rivisti, questa volta da John Pocsik, e viene rifatto il lettering: dal testo fotocomposto della prima edizione si passa a uno fatto a mano. A parte qualche foto dell’interno, non ho avuto la possibilità di vedere la prima edizione del libro, per cui non sono in grado di capire quanto estese siano state le modifiche apportate al testo da questo secondo scrittore. Inoltre, non sono nemmeno in grado di stabilire se i diversi testi scritti che suddividono in capitoli la storia, fossero presenti già nella precedente edizione oppure se siano stati aggiunti in questa ristampa.
La movimentata storia di questo libro non è ancora finita. Chi infatti ha visto l’edizione italiana pubblicata nel 1981 da Milano Libri, probabilmente sta pensando che c’è qualcosa che non torna in quello che ho scritto e nelle immagini che ho usato, perché conosce questa storia in forma di fumetto a colori. Quello che l’editore italiano ha usato all’epoca non proviene da nessuno dei due libri di cui ho parlato, bensì da un’ulteriore fonte. Quando Corben inizia ad apparire sulla rivista di fumetti “Heavy Metal”, dopo il suo successo europeo, hanno intenzione di serializzare Bloodstar, che non aveva avuto una reale diffusione negli Stati Uniti, ma lo vogliono a colori. Siccome Corben non vuole riprendere in mano quel lavoro, entrano in campo Herb Arnold, un amico disegnatore con cui Corben aveva collaborato in passato, e la moglie Diana: i due, utilizzando la stessa tecnica dell’autore, colorano le otto puntate che vedono la luce tra la fine del 1980 e l’inizio del 1981. È questa, quindi, la versione ufficiale che si è diffusa in quegli anni non solo in Italia ma anche in altri paesi dell’Europa, rafforzando la fama e l’importanza di Richard Corben come uno dei più importanti cartoonist a livello mondiale.
Nonostante molti considerino questa come una delle migliori opere dell’autore, se non addirittura la migliore, il libro, come abbiamo già visto in altri casi nei giorni precedenti, non è al momento disponibile in nessuna edizione, se non attraverso siti di vendita dell’usato, dove lo si può trovare a prezzi proibitivi (soprattutto la prima versione cartonata). L’auspicio quindi è che Dark Horse, che sta portando avanti una ristampa delle opere di Richard Corben sotto l’occhio attento del colorista José Villarrubia, possa riproporre presto una nuova edizione di questa splendida storia, magari con dei materiali aggiuntivi che raccontino con dovizia di particolari la genesi decisamente rocambolesca di questo importante graphic novel.


Ha accumulato diversi sostantivi a cui può aggiungere il prefisso “ex” (fanzinaro, correttore di bozze, redattore, editore, letterista-impaginatore sotto pseudonimo, articolista…), mentre continua ancora, sporadicamente e per passione, a tradurre libri a fumetti.