Da Cronaca a Il Poeta

Francesco Barilli | C'era una volta il west |

Se vuoi sapere di cosa sto parlando sarà meglio che recuperi le puntate precedenti:

L’ultima volta ti ho lasciato con una nota positiva sull’inizio del 1981, la liberazione degli ostaggi prigionieri in Iran dal novembre 1979. Ma l’anno non prosegue bene. 
Il 5 marzo Reagan tiene un discorso a Washington in cui di fatto rivela (oddio, non che prima fosse oscura…) la sua visione per rilanciare l’economia: meno tasse e tagli alla spesa pubblica. Non sarà priva di conseguenze.
In Italia, la Corte d’assise d’appello assolve tutti gli imputati per la strage di piazza Fontana. Si rimedierà solo in parte e molti anni dopo.
Consolati: il 29 marzo in Finlandia Tiina Lehtola atterra a 110 metri saltando con gli sci dal trampolino di Rukatunturi di Kuusamo. È la prima donna a superare i 100 metri, la sua prestazione è un record che durerà fino al 1989. Sarà superata dalla norvegese Merette Kristiansen che fisserà il nuovo primato a 111 metri. Da allora il record è finito nelle mani di atlete austriache, fino ad arrivare ai 200 metri di Daniela Iraschko-Stolz, nel 2003. Tutto questo se Wikipedia non m’inganna, eh, che io con gli sci ho un record di pura percorrenza di 6 metri. Poi sono cascato e non ho più voluto saperne. E stavo provando a fare sci di fondo, figurati….


Nei redazionali di “Ken Parker Collection” n. 19 (Panini Comics) Gianni Di Pietro ricorda che nel 1978, dopo il sequestro Moro, non fu solo Giorgio Almirante a proporre un pacchetto di provvedimenti che comprendeva la pena di morte. L’emozione violenta del rapimento del Presidente DC, con conseguente omicidio degli uomini della scorta, aveva talmente infiammato gli animi che alla voce del segretario del MSI si unì quella di Ugo La Malfa. Nome che a te non dirà nulla, ma era stato membro dell’Assemblea Costituente. Insomma, uno degli artefici della Costituzione che fra i suoi pregi vantava l’abolizione della pena capitale.

Una curiosa annotazione: io leggo le parole di Di Pietro nel novembre 2004. Però, ricordo, la stonatura di La Malfa l’avevo notata già nel 1978, anche se ero un ragazzino. Quella di invocare la pena di morte dopo un fatto di sangue è una pulsione che viene a galla, niente di più e niente di utile. E – ma cosa te lo dico a fare? – torna ciclicamente.

L’ho presa larga, ‘sta curva. Adesso vedo di raddrizzarla tornando a Lungo Fucile. Che c’entra, eccome…

Siamo sempre nel periodo in cui Ken sbarca il lunario passando da un lavoro all’altro. Nella primavera del 1877 una casualità e un equivoco lo portano a scortare George Maledon a Boise City per un processo. Dicevo: una casualità – Maledon è aggredito e figurati se il nostro non si getta in suo aiuto – e un equivoco – Ken pensa di aver salvato un giudice e Maledon glielo lascia credere.

Il dibattito pro/contro la pena capitale, con le due posizioni incarnate da Maledon e da Lungo Fucile, si sviluppa con forza in Cronaca, soprattutto grazie allo spessore dei personaggi. E l’episodio, oltre che per gli ottimi disegni del compianto Carlo Ambrosini, va ricordato per la grandissima prova di Maurizio Mantero. Che, innanzitutto, evita la facile tentazione di mostrarci un boia repellente nell’aspetto, rozzo negli atteggiamenti e ripugnante nel carattere. Al contrario, Maledon è il nonno che vorresti avere. 

Attaccato alla famiglia…

Raffinato suonatore di violino…

Onesto e sorretto da un’etica rigorosa, oltre che da un’incrollabile fiducia nella legalità…

Dotato di un rispetto per le proprie vittime solo apparentemente paradossale…

Capace, infine, di difendere le proprie convinzioni con pacatezza e senza ferocia. Insomma, un nonno adorabile, assassino solo in nome della Legge. Specularmente il condannato, Vincent Hagler, grazie alla giovane età può solleticare la tua pietà, non certo la simpatia.

Solo la sua paura di fronte all’inevitabile può farti sentire vicino a lui. La fredda razionalità di Maledon, seppure non priva dell’unica pietà in quel momento dimostrabile, ti farà rabbrividire. E dietro lo sguardo stravolto dalle lacrime della giovane vittima non vedrai più traccia di un assassino. Almeno credo e spero.

E Ken? Dopo la rivelazione circa la vera identità di Maledon è stupefatto, umano, amaro. Ribatte alle argomentazioni del boia duramente, ma con cortesia. Proprio il rispetto verso il Maledon che credeva di conoscere lo spiazza, lascia una punta di dolore e disillusione nella fermezza con cui difende la sua posizione contraria alla pena capitale. Perché si possono fare tutte le speculazioni che vuoi, ma in fondo…

Lungo Fucile è molto più duro verso i politici, che alla pena di morte guardano solo come a un’occasione per passare alla cassa a riscuotere consenso.

E la durezza maggiore, senza sconti e con feroce disprezzo, Ken la riserva verso chi assiste a quell’oscena e grottesca rappresentazione della giustizia. Tanto per ricordare che la responsabilità delle esecuzioni capitali ricade su chi le ha eseguite, certo, ma anche e soprattutto su chi le ha invocate, prima applaudendo all’introduzione della pena di morte e poi assistendo con morbosa curiosità al macabro rito. Perché di tutti i crimini contro l’umanità la guerra e la pena di morte sono i peggiori. Sono gli unici spacciati per giustizia.

Nel numero successivo ai disegni ritroviamo Bruno Marraffa e Mantero prosegue la riflessione sulla giustizia, sui limiti e la fallibilità che la contraddistinguono, sulla scivolosità di una sua applicazione rigorosa.

Ne Il Poeta, infatti, Ken si trova stretto fra una visione ottusa e violenta della giustizia e un rapinatore che sui luoghi delle proprie imprese lascia poesie.

Se nell’episodio precedente George Maledon era caratterizzato in modo da stimolare una sorta di empatia, quasi paradossalmente dimentica del suo ruolo di carnefice, il responsabile della sicurezza della Wells Fargo, Jack Blade, è l’opposto. Onesto, sì, ma di un’onestà odiosa nella sua arroganza. Per non parlare del cattivo rapporto con la bottiglia…

Della violenza, persino verso la moglie…

O dei metodi crudeli, ottusamente ostentati e rivendicati.

Anche questa volta, Ken risolverà la questione, tenendosi ben lontano dai metodi di Blade. E proprio questa sua distanza di approccio ci regala un momento interessante per l’evoluzione del personaggio, inserito da Mantero quasi come un indizio lasciato scivolare con nonchalance. Scopriamo infatti che la passione di Ken per la letteratura (ricordi? Te ne ho parlato ai tempi di Milady) sta proseguendo, tanto da fargli leggere (e addirittura adattare) le poesie di Walt Whitman.


In quell’aprile del 1981 finisci di leggere Il Poeta giusto in tempo per prepararti a lacrime e rabbia. Il 5 maggio, dopo più di due mesi di sciopero della fame, muore Bobby Sands, uomo-simbolo della battaglia dell’IRA per ottenere il riconoscimento di prigionieri politici ai propri militanti in carcere. L’11 maggio ci lascia anche Bob Marley, ucciso da un cancro a soli 36 anni. Decisamente un periodo buio. Speriamo che la prossima puntata regali qualcosa di migliore.

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