ovvero, Quanti graphic novel sono usciti prima di Contratto con Dio (1978)?
«Qui siamo nel West, dove se la leggenda diventa realtà, vince la leggenda.»
da L’uomo che uccise Liberty Valance
Quando qualche mese fa ho letto che il tema della “Will Eisner Week”, organizzata dalla Will & Ann Eisner Family Foundation con lo scopo di promuovere l’opera dell’autore considerato come il creatore del romanzo grafico, sarebbe stato “Leggere un graphic novel”, mi è venuto spontaneo pensare, per l’ennesima volta, a come il mito di Will Eisner come il primo autore a creare il graphic novel negli Stati Uniti non sia corretto e a come, in tal modo, ci si dimentichi del lavoro portato avanti, spesso in solitaria, da altri autori che avevano cercato, per ragioni probabilmente analoghe alle sue, di creare qualcosa che potesse fornire al fumetto una forma diversa, dando quindi a questo mezzo la possibilità di prendere strade nuove e, magari, ambire a qualcosa di più che non fosse il solito (e legittimo) intrattenimento.

Negli anni Novanta, ben prima di Blankets ma dopo Contratto con Dio, che ho letto nella prima edizione italiana della casa editrice L’Oasi Editoriale, rimango colpito quasi subito da quel movimento di autori che, in maniera non coordinata, cercavano di andare oltre al formato del comic book ed esplorare altri generi. Probabilmente quello che mi affascina è l’idea (folle per il mercato statunitense di quegli anni) di voler scrivere e disegnare in maniera continuativa qualcosa che non prendesse in considerazione quei super-eroi che, in maniera ciclica, avevano nuovamente inglobato quasi tutto il mercato e avevano occupato militarmente quasi tutta la “critica” specializzata. Le due parole “graphic novel” divennero presto quello che erano sempre state, cioè un’etichetta necessaria per tentare di proporre (e, soprattutto, vendere) qualcosa che era sempre esistito, ma che cercava di inserirsi in ambiti diversi (le librerie di varia, invece delle sole librerie specializzate) e di rivolgersi a un pubblico più ampio, le cui scelte fossero guidate dal normale interesse di leggere una bella storia e non fossero dettate esclusivamente dal collezionismo, da una tendenza completista oppure da mire speculative.
A venti/trent’anni di distanza, ripensando alle discussioni che infervoravano negli Stati Uniti, ma anche a quello che avveniva in Italia, sorrido per l’ingenuità delle posizioni che venivano portate avanti, per i tentativi di voler far valere le proprie motivazioni (sia a favore che contro), per la partigianeria per cui venivano ricreate le stesse fazioni manichee che, in precedenza, avevano schierato i fautori del fumetto popolare contro quello d’autore, del fumetto di super-eroi contro i manga, e che successivamente si ripeterono con il graphic novel contro il fumetto, come se fossero categorie diametralmente diverse e senza comprendere concetti che, con onestà intellettuale, avrebbero potuto essere accettati da tutti, come per esempio:
- Il termine “graphic novel” è solo un altro modo per dire “fumetto”, che cerca, nel suo essere “novità”, di togliere certi preconcetti che un non-lettore di fumetti potrebbe avere.
- Contratto con Dio non è il primo graphic novel della storia del fumetto né statunitense né mondiale, e prima di quel libro (che non è nemmeno un romanzo, bensì un’antologia a fumetti) sono stati pubblicati “graphic novel” in molti paesi, Italia e Stati Uniti compresi.
- Il graphic novel non deve necessariamente proporre direttamente in volume una storia, ma può anche raccogliere le puntate precedentemente pubblicate su rivista o in “fascicoli” di vario tipo, come era già accaduto uno o due secoli prima con il “romanzo”.
- Un graphic novel non deve essere per forza lungo centinaia di pagine e non è necessario che usi una dilatazione estrema, cercando di imitare il cinema, con l’unico scopo di aumentare la foliazione.

Qualcuno potrebbe ritenere queste sottolineature superflue, ovvie e magari stupide, però in quei primi anni di diffusione di questo concetto non era così, e si perse molto tempo ed energia in discussioni inutili, tra articoli, commenti durante le fiere e all’albore dei social media.
Personalmente, non riesco ad avere un approccio troppo rigido su quello che definisce un “graphic novel”. Vorrei essere in grado di delineare una definizione scientifica rigorosa, come fa Scott McCloud con Capire il fumetto, ma non ho i suoi strumenti teorici, per cui mi astengo. Credo, quindi, di collegare il graphic novel soprattutto al suo formato fisico, al suo essere “libro”. È quella la discriminante che considero fondamentale di un modo di reimpacchettare un linguaggio che si chiama fumetto. Poi sono meno interessato alle caratteristiche del contenuto, e ritengo che ci possa essere dentro di tutto: storie autoconclusive, narrazioni orizzontali raggruppate in archi narrativi che fanno parte di una serie, autobiografie, storie di genere, storie realistiche. Proprio come accade con la narrativa.

Continuo a considerare Contratto con Dio un’opera importante, per il percorso autoriale che Will Eisner ha intrapreso da quel momento in poi, ma anche per come ha influenzato, per molti aspetti, il fumetto di numerose nazioni. Però ricollegandomi al discorso iniziale, quello su cui ho dei sentimenti contrastanti è la credenza errata, nel pubblico degli appassionati di fumetti e non, che quel libro sia stato realmente il primo graphic novel della storia… l’inizio di qualcosa di nuovo. Non è vero né dal punto di vista formale dell’oggetto “libro” (se tralasciamo le raccolte di materiali già editi, ci sono stati diversi esempi di fumetti pubblicati direttamente in volume da parte dell’editoria statunitense) né da quello dell’etichetta “graphic novel” (Eisner non è stato il primo a usarla e sono esistite in precedenza anche altre definizioni analoghe).
La nascita del graphic novel, quindi, in realtà si basa su un falso concetto ed è per questa ragione che per tutta questa settimana, dedicata al graphic novel, abbiamo pensato di parlare su (Quasi) di quegli autori che, prima di Eisner, hanno pensato a un fumetto che potesse percorrere strade che non erano state ancora battute. Alcuni, nonostante non siano più conosciuti, hanno avuto delle vendite discrete; altri, non hanno ottenuto quel successo che si auguravano; altri ancora hanno fallito miseramente nel loro scopo. A partire da domani, quindi, preparatevi a leggere di sette libri – uno al giorno – pubblicati negli Stati Uniti prima di Contratto con Dio ma che, probabilmente per pura casualità, non sono stati fregiati con l’etichetta “il primo graphic novel”.


Ha accumulato diversi sostantivi a cui può aggiungere il prefisso “ex” (fanzinaro, correttore di bozze, redattore, editore, letterista-impaginatore sotto pseudonimo, articolista…), mentre continua ancora, sporadicamente e per passione, a tradurre libri a fumetti.