Snob ed egoriferiti. Da sei anni.
All’inizio del 2020, avevamo deciso di fare una rivista di storia e critica del fumetto. Proprio un oggetto cartaceo, uno di quei residui del secolo scorso che non abbiamo mai smesso di amare. Volevamo che fosse nostra, libera e bellissima e, allora, abbiamo coinvolto Claudio Calia, che, grazie al suo assoluto rifiuto di tutte le costrizioni, con Oblò era il solo editore che ci avrebbe garantito la possibilità di fare tutto quello che volevamo, e Alberto Bonanni, perché era importante che le parole e le immagini, sulla carta, fossero belle, armoniche e narrative, grazie al lavoro di un grafico bravo davvero. Avevamo iniziato a raccontare la rivista ad alcune amiche e ad alcuni amici e a raccogliere contributi che dialogassero con noi e tra loro. Non avevamo un progetto chiaro in ogni dettaglio – non ce lo abbiamo neanche adesso – ma alcune linee guida sì. La rivista si sarebbe chiamata (Quasi), avrebbe ospitato critica militante e sguardi individuali, avrebbe cercato di non rinunciare mai all’accuratezza storica e sarebbe stata piena di strani anelli, gnommeri, cazzeggio, chiacchiere da osteria e approssimazioni.

Luigi Bernardi, che consideriamo un maestro, ci aveva spiegato – nei suoi scritti, mica in chiacchiere private – che fare il primo numero di una rivista è abbastanza facile. La cosa difficile è continuare a farla tutti i mesi. E, allora, ci eravamo detti che mica potevamo avere tutto chiaro, mica potevamo avere certezze: in fondo volevamo fare una rivista chiamata (Quasi) e l’approssimazione, la sfumatura e l’eccezione, per noi, dovevano essere un marchio impresso nelle carni. «Iniziamo a farla. Poi ci pensiamo», ci siamo detti.
Mentre progettavamo il debutto cartaceo, il mondo si è mosso più in fretta di noi e, nel marzo del 2020, ci siamo ritrovati imprigionati in casa. Lontani, segregati, confinati. Chiusi nei nostri tinelli a guardare la città dalla finestra, lontani da spazi di scambio e convivialità, abbiamo iniziato a vivere in simbiosi con la nostra connessione internet e con i corrieri che ci portavano pacchi sospetti. La sola cosa chiara in tutta quella situazione assurda – che allora chiamavamo lockdown – era che non sarebbe finita presto. La nostra rivista, per nascere, avrebbe dovuto aspettare. Forse un sacco di tempo. Quell’idea grezza, custodita tra le mani, avrebbe rischiato di finire nel dimenticatoio. Oppure, peggio, di essere lavorata e raffinata così tanto da diventare intoccabile. In più, diciamocelo, è noiosissimo continuare a parlare delle cose che succederanno, senza la gioia del gioco e dell’agire. Mica volevamo rimanere concentrati su un’idea per un tempo indefinito. «Facciamo qualcosa. Qualsiasi cosa. A tutti quegli altri dettagli, poi ci pensiamo.»
Quando abbiamo detto a Claudio che aveva un paio di settimane per preparare un sito su cui pubblicare gli articoli di una rivista web che sarebbe uscita con cadenza serrata (all’inizio due o, addirittura, tre articoli al giorno) non era mica contento. Volevamo fare un sito che avrebbe avuto, comunque, la forma della rivista cartacea. Con un tema specifico per ciascuna uscita, collaboratrici e collaboratori stabili, vari ospiti e rubriche dalla periodicità fissa.
(Quasi) è nata, per una scelta precisa, il 25 aprile 2020.
All’inizio – per 41 numeri, usciti nell’arco di un anno (perché qua e là abbiamo rallentato) – (Quasi) è stata settimanale. Poi è diventata mensile. E questo, che si sta componendo in questo aprile 2026, è il novantasettesimo numero tematico. E, adesso, mentre scriviamo queste note, mica lo sappiamo come si comporrà. Ogni mese ci diciamo: «Iniziamo a farlo. Un giorno dopo l’altro. Poi ci pensiamo.»
Snob ed egoriferiti. È questa la critica che viene mossa con maggiore frequenza a questa rivista. Da sei anni. Se hai dato un’occhiata allo scorso numero, sai che, in un mese, abbiamo messo insieme così tanta storia e critica da risultare esagerati. Non siamo solo snob ed egoriferiti: siamo anche consapevoli e orgogliosi. Qualche volta ci diciamo: «Non sarebbe meglio un pizzico di modestia?» Subito, ci rispondiamo: «Uff… poi ci pensiamo».
Alla fine, in realtà, non avremmo grandi ragioni per essere snob ed egoriferiti. Quella rivista di carta che avremmo voluto fare all’inizio ce la siamo dimenticata. Ne abbiamo fatti, in tutto, otto numeri, e pure con formati diversi e numerazioni dadaiste. Ma tocca confessarti che non pensiamo di essere snob ed egoriferiti. Pensiamo che, a uno sguardo poco abituato alla critica militante – quella che non aderisce a scuole, accademie o congreghe editoriali – quello che facciamo possa sembrare molto strano, addirittura fastidioso. E, in mancanza di aggettivi migliori, quei due vanno bene come qualunque altro.
Però alla carta ci pensiamo. E ci pensiamo spesso. Ci pensiamo così tanto da aver paura di non riuscire a resistere alla tentazione di trasformarla in un’idea levigata e lucente e quindi intoccabile. E, allora, «Non aspettiamo ancora che il nostro progetto abbia una forma più chiara, più tonda. Iniziamo a fare. Poi ci pensiamo.»
Approfittiamo di questo aprile di Liberazione per festeggiare i nostri sei anni. E lo facciamo tornando, finalmente, alla carta. E lo facciamo due volte. Alla fine di aprile, con il primo dei due Quaderni del Comicon – collana curata da (Quasi) – dedicati ai comix underground statunitensi (il secondo uscirà poco dopo). Un paio di settimane prima, il 15 aprile, con il debutto di u(Q)e, l’universale (Quasi) economica, storia e critica in formato tascabile a un prezzo ultrapop. Partiamo con un volume dedicato allo Sconosciuto di Magnus e altro seguirà.
Nei prossimi giorni ti racconteremo queste ghiottonerie nel dettaglio. Adesso festeggiamo. Poi ci pensiamo.