Raccontare una vita significa scegliere tra mille menzogne, ma cosa succede quando quella vita diventa un fumetto? Davide Toffolo e Giulio D’Antona portano in libreria la biografia di Giangiacomo Feltrinelli, trasformando l’iconico editore in un corpo dinamico e caricaturale. Tra citazioni storiche e l’ingombrante presenza architettonica della Fondazione Herzog, l’articolo esplora come il linguaggio del fumetto riesca a dare una forma nuova e grottesca a un’esistenza vissuta tra utopia e clandestinità.
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Il giornalino di Giangiacomo Feltrinelli: da Vamba a Toffolo
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Ci sono fumetti e fumetti! Un antico manuale su come realizzare un fotoromanzo che evoca echi del passato…
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Cosa accade quando la tecnica incontra il mito del fotoromanzo? Michele Ginevra esplora un raro manuale del 1956, svelando i segreti di un genere che, tra aspirazioni cinematografiche e “fumetti tecnici”, ha segnato un’epoca. Un viaggio tra citazioni d’altri tempi, il ricordo di Anna Vita e l’evoluzione del linguaggio visivo.
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Storie per l’occhio
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Cosa resta del fumetto quando la vista diventa una sfida? Dalla metafora della mappa di Lewis Carroll all’insegnamento di Rodolphe Töpffer, l’editoriale di maggio esplora il legame indissolubile tra l’occhio e la pagina disegnata. Un numero dedicato a ciò che vediamo e a come le storie prendono forma nel nostro sguardo.
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Uno strano binomio
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Tra corsi di sceneggiatura e lezioni di disegno, Francesca Di Carlo esplora il paradosso dell’entropia applicato al fumetto. Ne nasce una riflessione multidisciplinare che approda in cucina: ecco la ricetta della Lambeth cake, una torta “speciale” capace di resistere a ogni finale.
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Graphic novel, che fastidio!
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Francesco Pelosi mette in discussione la supremazia culturale attribuita al graphic novel, contrapponendolo al fumetto popolare e seriale. Attraverso una riflessione sul tempo narrativo, sulla closure e sull’esperienza dell’immaginazione, il testo sostiene che il fumetto trovi la sua forma più efficace nella serialità, capace di espandersi nella coscienza del lettore. Dai classici franco-belgi ai manga contemporanei, fino agli esempi italiani, emerge una critica al tentativo di “nobilitare” il fumetto, rivendicando invece la sua natura originaria, popolare e vitale.
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Questa è… la guerra…
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Partendo dal discorso This is Water di David Foster Wallace, Emiliano Barletta riflette sul rischio di assuefazione alla realtà, in particolare alla guerra. L’esperienza diretta della Siria durante gli anni precedenti al conflitto rende impossibile per Emiliano considerare la guerra come un evento distante o prevedibile. Attraverso il fumetto e il lavoro di Naji al-Ali, emerge la necessità di contrastare la normalizzazione della violenza, mantenendo uno sguardo consapevole e non automatico. Emiliano Barletta invita a riconoscere “l’acqua” in cui siamo immersi e a scegliere attivamente come guardare il mondo.
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Breve storia delle mascotte dei Mondiali
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Da World Cup Willie del 1966 a Maple, Zayu e Clutch del 2026, Mabel Morri ripercorre la storia delle mascotte dei Mondiali intrecciandola con la propria biografia e con la storia politica e sociale del mondo: le dittature sudamericane, le stragi di stato, le notti magiche di Italia ’90, i diritti negati, le vittorie e le sconfitte — dentro e fuori dal campo.
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(Poi ci pensiamo)
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Boris e Paolo ripercorrono la nascita e l’evoluzione di (Quasi), rivista di storia e critica del fumetto nata nel 2020 durante il lockdown. Tra improvvisazione, desiderio di libertà editoriale e rifiuto di una forma definitiva, il progetto si è sviluppato nel tempo mantenendo un’identità fluida e militante. A sei anni dalla fondazione, (Quasi) celebra il proprio percorso tornando alla carta con nuove pubblicazioni, rivendicando il proprio metodo: iniziare, fare, e solo dopo – forse – pensarci.
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Fight da F.A.I.D.A.
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F.A.I.D.A., Fumettofili Associati Italiani Diversamente Amici, è nata da poco e già minaccia di implodere tra risse, ironie e paranoie redazionali. Tra citazioni colte e bottiglie di vino sprecate, Boris e Paolo mettono in discussione il lessico del fumetto e propongono un declassamento polemico: chiamarlo “narrazione a figure”. Una satira sull’ambiguità del linguaggio, sull’ego culturale e sulla paura di essere presi troppo sul serio.