(Quasi) bambini

Boris e Paolo | QUASI |

Will Eisner è nato il 6 marzo 1917 ed è morto il 3 gennaio 2005. Dal 2009, la fondazione Will & Ann Eisner ha deciso che nei primi sette giorni del mese di marzo – quelli durante i quali si commemora la nascita del fumettista – si festeggia la “Will Eisner week”.

Omar Martini, con la consueta discreta gentilezza, ha proposto di approfittare di quella settimana di memorie e affetto anche sulle pagine di (Quasi). Da queste parti, siamo sempre molto contenti quando qualcuno ci chiede le chiavi di casa (in particolar modo quando si tratta di una persona affidabile come Omar): gli abbiamo sorriso, spiegato il trucco per aprire quella serratura che fa un po’ difetto, ricordato di innaffiare le piante e, poi, infilati bermuda, camicie hawaiane e infradito ci siamo allontanati verso la meritata settimana di ferie cantando vecchie canzoni dei Righeira. Peccato che è marzo e che per concederci un po’ di mare dobbiamo andare ai Caraibi.

Mentre noi finanzieremo il turismo cubano alla faccia dell’embargo trumpiano, in questa prima settimana di marzo, ti terrà compagnia Omar – tutti i giorni e facendosi aiutare da qualche amico – raccontandoti la storia dei primi libri a fumetti che avrebbero meritato l’appellativo di “graphic novel”.

Non c’è, né in Omar né tantomeno in noi, alcuna ambizione alla completezza. I fumetti che ti terranno compagnia durante questa “Will Eisner week” sono sette libri che tendiamo spesso a dimenticare. Ce ne sono altri, molti altri, che subiscono la stessa sorte. Alcuni, figurati, ce li siamo dimenticati pure noi. Forse Omar no, perché è uomo di precisione e meticolosità spaventose.

In ogni caso, c’è sicuramente un libro che avrebbe meritato di essere menzionato nell’elenco dei graphic novel prima del graphic novel: Tantrum di Jules Feiffer. E per diversi motivi. Innanzi tutto, perché Feiffer è stato allievo diretto di Eisner, lo ha assistito, giovanissimo, fin dall’immediato dopoguerra, durante il periodo di “Spirit” sui quotidiani. Poi perché quel libro è uscito nel 1979, pochi mesi dopo A Contract with God di Eisner. Infine, perché Tantrum è un fumetto bellissimo.

Leo ha 42 anni, una moglie e dei figli. È un impiegato, schiacciato dal peso delle responsabilità della vita adulta, dai compromessi sociali e, soprattutto, dalla noia. In piena crisi di mezza età, decide che ne ha abbastanza di essere un adulto. Non ha 42 anni! Ne ha meno. Ne ha 2. Il suo capriccio (“tantrum”, appunto) è magico. Si butta a terra, urla, strepita, scalcia. È un narcisista e un nevrotico e, evidentemente, somatizza: subisce una trasformazione fisica reale, regredisce allo stato di un bambino di due anni, che però mantiene la coscienza, la capacità di parlare, i desideri e i capricci di un uomo di mezza età.

Leo è un illuso. Crede che essere un bambino significhi aver diritto all’amore incondizionato e alla più totale assenza di responsabilità. In realtà, lo scoprirà a proprie spese, essere un bambino, in un mondo disegnato da adulti per adulti viziati e capricciosi, non significa essere liberi, ma essere impotenti. E, in più, la sua purezza infantile è inquinata dai suoi bisogni sessuali e intellettuali da adulto. E tutto ciò lo rende un ibrido grottesco.

Noi che ci lasciamo gratificare da gnommeri, strani anelli, narrazioni ultrapop e disegnetti per perditempo, viviamo lo stesso dramma di Leo. Cerchiamo, nelle storie che mescolano le parole e le figure, gratificazioni e rassicurazioni. Siamo (Quasi) bambini. Però poi, quando leggiamo i nostri dannati fumetti, vogliamo esperienze adulte. Proprio come Leo, le nostre intenzioni sono inquinate da bisogni sessuali e intellettuali.

E, allora, almeno per un mese, vogliamo pensare che, nonostante la nobiltà del graphic novel, la coerenza strutturale delle pagine consapevoli delle tendenze del design, dei livelli polisemici di lettura dei testi a fumetti, della ricerca ontologica della verità nelle linee cinetiche, nonostante tutto ciò, i fumetti sono, soprattutto, cose da bambini. Cioè, cose serissime, che meritano tutta la nostra attenzione e il nostro rispetto.

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