Primo volume: Lo sconosciuto di Magnus: La vita, che sciocchezza starci a pensare di Paolo Interdonato

Dal 15 aprile sarà disponibile il primo volume dell’Universale (Quasi) Economica. u(Q)e è la nuova collana di saggi brevi dedicata al fumetto, ai suoi autori e alle sue opere, ideata da Boris Battaglia e Paolo Interdonato. Nasce sotto l’egida di (Quasi), la rivista di storia e critica del fumetto, dell’illustrazione e del racconto a figure edita da Oblò – APS.
L’idea alla base della collana è, al contempo, semplice e ambiziosa: costruire nel tempo una piccola biblioteca critica sul fumetto, fatta di libri agili e accessibili, capaci di avvicinarsi a un autore o a un’opera con competenza e sguardo personale. Non manuali accademici o volumi nostalgici, ma testi in grado di raccontare perché certe narrazioni che mescolano parole e immagini continuano a emozionarci, e in che modo lo fanno.
Il primo volume, acquistabile qui, è firmato da Paolo Interdonato e ha per protagonista Magnus – pseudonimo di Roberto Raviola (Bologna, 1939–1996) – e la sua opera più intrisa di realtà: Lo Sconosciuto, il ciclo di storie dedicato al mercenario Unknow, pubblicato tra il 1975 e gli anni Novanta.
Interdonato – saggista e critico, autore tra l’altro di Linus: Storia di una rivoluzione nata per gioco (Rizzoli Lizard, 2015) – non costruisce una ricostruzione filologica, ma un attraversamento: un modo per entrare nell’opera di Magnus (e cercare di uscirne indenni) seguendo le tracce che lascia nella storia del fumetto italiano e nell’immaginario di chi l’ha letta. Il libro inquadra Lo Sconosciuto nel contesto degli anni Settanta, Ottanta e Novanta – dagli anni di piombo alle origini dei sovranismi, muovendosi nel quadro delle tensioni internazionali, dell’editoria a fumetti, delle riviste d’autore e, più in generale, del discorso sociale – restituendo la complessità di un’opera che parla di politica, guerra, fallimento e identità senza mai rinunciare alla natura popolare e seriale del fumetto.
UNA NOTA SUL FORMATO
La u(Q)e è una collana nata in print on demand su Amazon: i volumi vengono stampati e spediti al momento dell’ordine, senza investimento nella stampa, giacenze di magazzino, distribuzione tradizionale, gestione della logistica. È, per questa collana, una scelta obbligata: uno strumento che permette a un progetto editoriale indipendente di esistere senza dover sostenere i costi e i rischi della stampa classica. Una soluzione pragmatica non priva di contraddizioni – Amazon resta una delle piattaforme più discusse dell’economia digitale – ma coerente con lo spirito del fumetto stesso, territorio storicamente abituato a forme produttive precarie e sperimentali.
I PROSSIMI VOLUMI
Sono già in lavorazione i prossimi titoli della collana: un saggio di Boris Battaglia sul Garage Ermetico di Moebius, mentre le collaboratrici e i collaboratori di (Quasi) stanno lavorando a volumi dedicati a Massimo Mattioli, Jack Kirby, Grant Morrison e Leo Lionni.
SCHEDA TECNICA
Titolo: Lo sconosciuto di Magnus: La vita, che sciocchezza starci a pensare
Autore: Paolo Interdonato
Collana: Universale (Quasi) Economica – vol. 1
Pagine: 150
Prezzo: € 9,90
Disponibilità: su Amazon (print on demand)
8 risposte su “Nasce l’Universale (Quasi) Economica: una collana di saggi brevi sul fumetto”
bgh
Curioso di leggere il libro su Moebius.
Boris Battaglia
Ci vorrà ancora un po’, ma arriva.
BezosPuzzone
A me Amazon fa cacare sangue e ho smesso completamente di usarlo da anni, non mi importa quanto sia sostenibile per una produzione indipendente, non è sostenibile per il pianeta. Avrei supportato volentieri questa nuova collana, ancor di più rispettando il lavoro di Paolo e essendo molto curioso di leggere un suo saggio su uno dei fumetti seminali di uno dei miei autori preferiti, ma tant’è. Da una redazione sensibile alle alternative, alla controcultura, all’anarchia, alla critica militante mi aspetterei altro che arrendersi al sistema di vanity press di un miliardario che non ha nulla di precario o di sperimentale. Pubblicatelo online allora se comprensibilmente non ci sono soldi e sbatta neanche per usare un servizio di stampa digitale. A margine: la copertina fa veramente schifo. Me ne torno a fanculo con le mie opinioni non richieste, grazie e arrivederci.
Paolo Interdonato
Caro BezosPuzzone,
quanto sarebbe più facile risponderti se fossi appena un pelo piùaggressivo. Invece, così, posso solo dirti che ci sono un sacco di spunti su cui sono d’accordo (non sulla copertina che non fa schifo: ci piace molto). Questa è una questione – che personalmente trovo dolorosa – su cui ci siamo interrogati molto. Poi abbiamo deciso che nelle nostre contraddizioni non possiamo che accoccolarci come pascià.
Il capitalismo ha un gravissimo problema: fa schifo, ma è così comodo. Boris e io, come curatori di (Quasi), sappiamo fare poche cose: siamo capaci di leggere fumetti, di scriverne in maniera quasi sempre pertinente, di assumere posizioni – chiaramente personali – che però cerchiamo di sostentare con pensieri, opinioni, testi e documenti, di coinvolgere persone cui vogliamo bene perché dicano la loro (e mica sempre siamo d’accordo… ma l’idea che ci sia uno spazio del confronto, anche ruvido, ci tiene in piedi), e siamo in grado di fare una rivista che esce con grande regolarità da sei anni. Non sappiamo fare gli editori. Quelle cose di pianificazione, controllo, gestione degli investimenti, censimento dei guadagni, gestione dei magazzini, dei distributori dei canali di vendita… Mi vengono fiotti di sangue dal naso solo a enumerarle, le cose che non sappiamo fare.
E, allora, per continuare a fare quello che vogliamo dobbiamo scendere a compromessi. Altri compromessi. Ancora compromessi.
Questo è al momento il print on demand più efficace e meno oneroso che abbiamo trovato. Stampa copie a richiesta, ce ne manda nel numero che chiediamo facendocele pagare relativamente poco, gestisce stampa e spedizione per noi. Non siamo in grado di tenere rapporti con i distributori, non sappiamo gestire le relazioni con le librerie, non siamo neppiure capaci di tenere un banchetto e sorridere. Se dovessimo farlo, probabilmente, regaleremmo tutti i libri e poi andremmo a farci offrire da bene dai nostri nuovi amici.
Dici di mettere il file in rete e permettere a chiunque di stamparlo. E’ un’idea: è proprio quello che abbiamo fatto finora con (Quasi). Ma c’è un problema: con questa modalità si perde la possibilità di aprire un dialogo. Se ho una copia di un librino e te la consegno, magari mi dici che fa schifo, magari litighiamo perché sopra c’è scritto che lo ha stampato Amazon, magari scambiamo anche quattro opinioni, magari ci innamoriamo e diventiamo inseparabili. Se continuiamo a mettere rebe in rete, tu continuerai a far silenzio – come hai fatto finora – e a non cercare il dialogo (hai scritto – con uno pseudonimo – solo per accusarci di lesa maestà).
Sai che c’è? Ogni critica (intesa come atto di analisi di un testo o di un evento) è un’opinione non richiesta. Siamo qui solo per quello.
BezosSemprePuzzone
Non lo so Paolo. Apprezzo la risposta e il tempo impiegato per scriverla, soprattutto dato che non necessitavo realmente di una risposta, come hai notato il mio non era una ricerca di dialogo ma uno sfogo. L’anonimato non è per codardia, non ho semplicemente voglia di lasciare tracce indelebili nell’etere, non sono uno che commenta normalmente e il pensiero fa venire il sangue al naso a me. Ma continuo a non essere d’accordo, per niente. Continuo a pensare che ci siano alternative migliori. Io alla retorica di “nessun consumo etico sotto il capitalismo” ci credo fino a un certo punto. E scegliere il male peggiore per il tornaconto migliore più che un compromesso mi sembra una sconfitta. Capisco perfettamente la non voglia, appartiene anche a me. Ma non si è obbligati a scrivere di fumetti, ad essere letti dagli altri, a fare critica, a stampare pamphlet cartacei. Se lo si fa nonostante tutto, nonostante il contesto risibile e il disinteresse diffuso, nonostante la propria non voglia, immagino lo si faccia per necessità. Necessità di aprire un dialogo sembra da quello che dici. Personalmente preferirei non includere Bezos in questo dialogo. Il print on demand più efficace e meno oneroso non vi è dovuto. Anche ordinare una cena a domicilio portata da un lavoratore sottopagato sotto la pioggia è più efficace e meno oneroso per me che non ho voglia di alzarmi dal divano e uscire, non credo sia giustificazione sufficente, non lo chiamerei compromesso necessario. Per il resto nessuna lesa maestà, nessuna accusa, il silenzio è mio e lo gestisco io, non sono le transazioni a romperlo o meno, e comunque i file in rete si possono mettere anche a pagamento. Ma personalmente avrei preferito un banchetto e litigare di persona, anche al doppio del prezzo di copertina.
Paolo Interdonato
Caro BezosSemprePuzzone,
Se mi incontri (e non sarò a un banchetto), sappi che possiamo litigare anche se non hai letto il libro.
Nulla ci è dovuto. Tanto meno il print on demand di Amazon. Però c’è. E lo usiamo. Così come usiamo tutte le strutture di controllo contro cui si è scagliato Ivan Illich (la nemesi medica, lo sfruttamento dell’energia, la scolarizzazione…). E manco quelle ci erano dovute. E’ un male? Forse sì. E’ necessario? Probabilmente no. Però, siamo davanti a un’alternativa: possiamo fare un atto di ribellione silenziosa e invisibile oppure cercare di essere contemporanei a noi stessi e fare appena un po’ più di rumore. E, forse, essere anche un po’ stronzi. Detto questo, fare (Quasi) su carta è stato faticosissimo. Quanti ne sono usciti? Sette o otto fascicoli? Ne abbiamo stampati pochi e venduti molto meno. Tu li hai comprati? Secondo me, no (ecchettilamenti, allora?). Incredibilmente un librino stampato dall’imperatore del male si vende decisamente meglio. E nessuno di noi deve trovare il tempo e la voglia di fare il pacchetto e portarlo in posta. Stiamo distruggendo l’umanità? Non credo proprio. E comunque non è questa la battaglia che ho voglia di combattere oggi.
BezosOrmaiPuzzoneALivelliIndicibili
Il quaderno su Corben di Boris lo comprai, questo mi autorizza almeno parzialmente a lamentarmi? Probabilmente hai ragione tu, preferisco le (inutili) ribellioni invisibili e silenziose al rumore contemporaneo a se stesso, in particolare quando misurato in decibel quel rumore è paragonabile a un peto neanche troppo fragoroso. Vendere decisamente meglio era dunque l’obiettivo, non lo avevo capito, mi ero fatto fuorviare da quel sottotitolo/manifesto più volte sbanderiato con orgoglio che proclama di non essere letti da nessuno. Io all’inevitabilità dell’usare qualcosa soltanto perché c’è (alimentandone e confermandone il ciclo di ineluttabilità dato che quel qualcosa c’è soltanto perché la usiamo) non ci credo. Però magari non staremo distruggendo l’umanità, nessuno la distrugge a quanto pare, nessuno ha la responsabilità se non di piccoli, infinitesimali, pezzetti, erosi piano pianissimo, uno dopo l’altro. E io mi interrogavo (spero tu mi creda, senza pretesa di alcuna superiorità morale) su quanto la non voglia (e mi riferisco più alla mia della tua) di combattere una battaglia rispetto a un’altra (ma me ne resteranno poi alcune di cui avrò ancora voglia?) di delegare non importa a chi gli sforzi per raccogliere con più comodita i (comunque pochissimi) guadagni sia legittimo. La risposta non ce l’ho e non pretendo ce l’abbia tu. Scusa per la perdita di tempo, ora me ne torno davvero a fanculo nel mio (inutile ma per me più dignitoso) silenzio.
Paolo Interdonato
Mah… Siamo arrivati a distinguo semantici così sottili e a un grado di onanismo autoreferenziale tale che credo di aver capito chi sei. Ciao, BezosPuzzone. L’anonimato di cui ti ammanti, in una difesa così strenua di un concetto astratto e non concretizzabile sulla tua pratica di vita, adesso è diventata sgradevole. Mi chiamo Paolo Interdonato, pubblico con Amazon print on demand e non ti rispondo più.