Nel 1976 Richard Corben realizza Bloodstar, adattamento del racconto “La valle del verme” di Robert E. Howard, in un volume che viene presentato come “graphic novel”. Dal collegamento con la versione Marvel disegnata da Gil Kane alla complessa genesi editoriale con Morning Star Press, fino alla riedizione a colori su “Heavy Metal” e alla diffusione europea, il libro diventa un caso emblematico nella storia del graphic novel americano. Un’opera ambiziosa, rimaneggiata più volte, oggi introvabile, che conferma l’importanza di Corben nel panorama del fumetto mondiale.
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Il libro della giungla: Il fardello di Harvey Kurtzman
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Nel 1959 Harvey Kurtzman pubblica Jungle Book, primo libro a fumetti statunitense composto interamente da materiali inediti pensati per il formato tascabile. Nato dopo l’esperienza di “Mad”, “Trump” e “Humbug”, il volume è un esperimento radicale: 144 pagine originali, quattro storie satiriche feroci sul mito del progresso americano. Stampato male, distribuito con prudenza e venduto poco, diventa un’occasione mancata che avrebbe potuto cambiare la storia del fumetto molto prima della consacrazione della “graphic novel”. Un libro dimenticato, oggi riscoperto, che resta più libero e più moderno di gran parte di ciò che è venuto dopo.
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(Quasi) bambini
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In occasione della Will Eisner Week, (Quasi) affida a Omar Martini un percorso tra i libri che hanno anticipato l’idea di graphic novel. Tra questi, un’assenza pesa più delle altre: Tantrum (1979) di Jules Feiffer, allievo diretto di Will Eisner. Uscito pochi mesi dopo A Contract with God, il libro racconta la regressione di Leo, quarantaduenne che, in piena crisi, si trasforma fisicamente in un bambino di due anni mantenendo coscienza e desideri da adulto. Una satira feroce su infantilismo, responsabilità e illusioni di libertà, che interroga anche noi lettori: davvero i fumetti sono cose da bambini? O sono, proprio per questo, una faccenda serissima?
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It Rhymes with Lust (1950): il “romanzo illustrato” di Drake Waller, Matt Baker & Ray Osrin
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Pubblicato nel 1950 dalla St. John Publishing Company, It Rhymes with Lust è uno dei primi esempi di “picture novel”: 128 pagine autoconclusive pensate come un vero romanzo a fumetti. Scritto da Arnold Drake e Leslie Waller (Drake Waller), disegnato da Matt Baker e inchiostrato da Ray Osrin, il volume unisce narrativa pulp e noir cinematografico in un formato librario lontano dall’albo spillato. Dimenticato per anni e poi riscoperto, rappresenta un passaggio decisivo nella storia del graphic novel americano.
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White Collar (1939): il “romanzo senza parole” di Giacomo Patri
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White Collar (1939) è il “romanzo senza parole” di Giacomo Patri, artista italiano emigrato negli Stati Uniti, che racconta la crisi del 1929 e la presa di coscienza sindacale di un impiegato travolto dalla Grande Depressione. Realizzato in linoleografia e stampato artigianalmente in casa, il libro si inserisce nella tradizione dei wordless novel inaugurata da Frans Masereel e sviluppata da Lynd Ward. Tra impegno politico, sperimentazione tecnica e uso simbolico del colore arancione, l’opera diventa un caso esemplare di graphic novel ante litteram, a lungo dimenticato e poi riscoperto dalla critica.
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La grande truffa del graphic novel
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In occasione della Will Eisner Week, (Quasi) rimette in discussione il mito fondativo del graphic novel. Contratto con Dio (1978) di Will Eisner è un’opera cruciale, ma non è il primo graphic novel né per formato né per etichetta. Tra West, leggende dure a morire e dibattiti anni Novanta, l’articolo ricostruisce equivoci, definizioni e strategie editoriali che hanno trasformato un “reimpacchettamento” del fumetto in categoria identitaria. Da domani, sette libri statunitensi usciti prima del 1978 – spesso dimenticati – per smontare una narrazione comoda e ristabilire una genealogia più complessa.
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Fight da F.A.I.D.A.
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F.A.I.D.A., Fumettofili Associati Italiani Diversamente Amici, è nata da poco e già minaccia di implodere tra risse, ironie e paranoie redazionali. Tra citazioni colte e bottiglie di vino sprecate, Boris e Paolo mettono in discussione il lessico del fumetto e propongono un declassamento polemico: chiamarlo “narrazione a figure”. Una satira sull’ambiguità del linguaggio, sull’ego culturale e sulla paura di essere presi troppo sul serio.
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Il fumetto tira la catena: Quando il magazzino tracima
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Il mercato del fumetto italiano rallenta: calano fatturato e marginalità, Bonelli riduce la produzione e il magazzino diventa il vero indicatore di crisi. Tra manga che tengono, graphic novel che cedono ed edicole sempre più vuote, resta una domanda sull’innovazione che non arriva.
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Nasce l’associazione!
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(Quasi) fa coming out: siamo nerd, siamo Legione. Nasce F.A.I.D.A., un’associazione che difende il fumetto come materia sporca, ossessione monomaniaca e arte effimera da strappare all’oblio. Un manifesto contro graphic novel, collezionismo imbalsamato e democrazia del gusto.