Da Alcune signore di piccola virtù a La donna di Cochito

Francesco Barilli | C'era una volta il west |

Se vuoi sapere di cosa sto parlando sarà meglio che recuperi le puntate precedenti:

Il 29 luglio 1981 a Londra si sposano Lady Diana e Carlo d’Inghilterra. Spoiler: finirà in vacca, ma per ora vedi solo tanta gente fare festa, la carrozza non si è ancora trasformata in zucca. Pochi giorni dopo, il 1º agosto, nasce MTV. In un modo o nell’altro, fatti che segneranno ben più che i pochi giorni successivi, mentre noi rientriamo in edicola. Spero tu abbia buona scorta di birra e pop corn.


Agosto 1981. Fa caldo, c’è di meglio a cui pensare che ai fumetti e in effetti non troviamo grandi episodi. Pure i disegni non reggono il confronto con la qualità solita della serie. Per l’aspetto filologico va segnalato che Alcune signore di piccola virtù è il primo episodio disegnato da Sergio Tarquinio e che ai testi troviamo Tiziano Sclavi.

Anche ad Albuquerque, New Mexico, è estate. Ken deve scortare una carovana militare verso Chuska, portando generi di conforto assai particolari: una dozzina di ragazze destinate ad alleviare la solitudine dei soldati. Lungo l’episodio il nostro avrà modo di conoscere sensibilità e coraggio in queste donne «di facili costumi», attraversando qualche lutto e qualche scontro col bigottismo spicciolo. Temi non nuovi nelle storie di Lungo Fucile, in un episodio comunque un po’ banalotto anche nei dialoghi.

Appena il tempo di consegnare a destinazione «le signore di piccola virtù» e Ken trova un altro incarico, a noi raccontato da Maurizio Mantero e Bruno Marraffa in Le sette città d’oro.

Una giovane donna lo implora di cercare il professor Simmons, suo padre. L’uomo è un geologo (dice lei…) partito alla ricerca di elementi a convalida della propria teoria sulla formazione dei continenti (dice lei…). La ragazza deve portare documenti al padre (vabbè, questo è vero…) ma è meglio essere accompagnata da una guida esperta negli aridi territori sotto il controllo Apache.

Le cose, come spesso accade in KP, non sono proprio come sembrano (a partire dal geologo che tale non è) e sotto la perfidia del cattivo di turno si celano rabbia, invidia familiare, frustrazione, che il nostro rimprovera al dottor Simmons.

La storia si rivelerà un concentrato di violenza e morte per ottenere un pugno di sabbia. O, come dice la figlia di Simmons…

A due passi dal Paradiso vede il ritorno ai disegni di Giorgio Trevisan (un po’ svogliato, ma sempre Trevisan, eh…). Un episodio decisamente ben scritto e in cui risalta l’attenzione di Berardi ai personaggi secondari. Ritroviamo infatti Dashiel Fox, l’amico di Ken gravemente ferito in Apache. Siamo quindi sollevati per le sue condizioni di salute e conosciamo suo figlio.

A due passi ci lascia qualche riferimento mascherato all’attualità. Alla droga, che all’epoca dell’uscita in edicola continuava a mietere vittime…

Alle scarse prospettive per i giovani, nel selvaggio West come negli anni ’80 della Milano da bere…

Per arrivare a un riferimento alla religiosità di Ken e dei suoi familiari.

Così come ne I cavalieri del nord, dove aveva conosciuto il giovane Tim Hawkins, anche stavolta Ken ha a che fare con un ragazzo di buon cuore, ma appesantito da qualche grana con la giustizia. Proprio come Tim, pure il figlio di Dashiel è giocatore d’azzardo. E proprio come in quell’episodio avremo un happy end, sotto lo sguardo bonario, ma forse un po’ paternalistico, del protagonista. Che in effetti col passare dei numeri invecchia e sembra diventare più «moderato», tanto da passare per il vecchio saggio nel gioco delle parti del conflitto generazionale. Un uomo, insomma, ben diverso dal dinamitardo conosciuto in Mine Town o ne Le Colline Sacre, oppure da quello che fa saltare gli schemi intervenendo in parlamento in Omicidio a Washington.

In Sulla strada per Yuma torna Mantero alla sceneggiatura e ritroviamo i disegni un po’ rigidi e legnosi di Tarquinio, in un episodio che non ha molto per farsi ricordare, se non il cameo di uno dei personaggi più famosi e raccontati dell’epopea del West.

Per il resto: la solita storia di trasporto valori, inseguimento tattico fra Ken, accompagnato da occasionali compagni, e i criminali, in un viaggio insidioso (siamo nel selvaggio West, che diamine!) e contraddistinto dall’ingombrante presenza del capo dei banditi, catturato dai «buoni»…

La storia successiva la direi memorabile, non fosse che di lì a poco uscirà Adah, a cui la definizione iperbolica risulta più appropriata e di cui ti parlerò la prossima volta. Dunque mi limito a dirti che La donna di Cochito è una gran bella storia, dove il solito Mantero supporta Berardi ai testi e ritrovi Carlo Ambrosini ai disegni.

In Arizona una banda di Apache tende un’imboscata a un gruppo di soldati di Fort Bayard. Più o meno contemporaneamente un giovane sta cercando di vendere alcuni cavalli al Forte, trattando col sergente Braddock. L’imboscata provoca una vittima, ma anche la resa di un gruppo di Apache, specie donne, vecchi e bambini.

Basta questa presenza a risvegliare gli istinti peggiori nel tenente Hughes, che cerca di violentare la giovane Nooki. A impedire la violenza arriva il suo uomo: proprio il giovane venditore di cavalli intravisto prima. Si tratta di Cochito, Apache adottato da bambino da una coppia bianca, che vuole ricongiungersi con l’amata Nooki e ora è in incognito.

Da qui si dipana l’episodio, certamente molto avventuroso, ma che ha il suo aspetto più riuscito nella delicata storia d’amore che intuisci già quando lo sguardo dei due si incrocia…

… e apprezzi ancora meglio nei momenti di tenerezza che i due giovani riescono a scambiarsi persino in fuga.

Non pensare però di essere capitato per caso in una storia romance. Non mancano accenni alla drammatica condizione degli indiani, e il dialogo fra Ken e un soldato ti ricorda quanto la sconfitta dei pellerossa, nella perversa Weltanschauung del dominatore, sia inevitabile e addirittura giusta, normale conseguenza del progresso dell’umanità e del civilizzato uomo bianco. Se ci pensi, è lo stesso concetto che espresse, con accenti persino più volgari, il senatore Cox in Omicidio a Washington. Rinfrescati la memoria qui.

La donna di Cochito vede Ken apparire dopo una trentina di tavole. La soluzione di tenere in disparte il protagonista sarà enfatizzata e diventerà davvero importante nel prossimo numero (Adah). Nella circostanza è utile perché quella passione per la letteratura (accennata in Milady e apparsa di sfuggita ne Il Poeta, dove scoprivamo Ken lettore di Walt Whitman) viene sottolineata nuovamente. Come ti ho già detto, il particolare avrà una sua importanza, in futuro.Ricordarla in questa occasione mi serve a rimarcare quanto Berardi sia attento a far crescere il proprio personaggio con coerenza in ogni aspetto.

L’episodio ha anche una caratteristica curiosa, un gioco degli autori con il lettore. Puoi coglierlo già dal titolo che ti indica la protagonista: non tanto Cochito, quanto la sua compagna. Dolce, saggia, forte, una serenità interiore quasi zen. È giusto che il titolo faccia riferimento a lei e non a Cochito. Proprio come accadrà con Adah.

La donna di Cochito sfocia in un finale lieto in cui per una volta è un militare, il sergente Braddock, ad aiutare i due amanti, affrancandosi dalla vulgata volgare e retrograda del pensiero corrente e scambiandosi un cenno d’intesa con Ken.


Quando abbiamo iniziato forse dovevo avvertirti di prendere anche sciarpa e guanti e buste per la cioccolata calda: siamo rimasti a leggere per qualche mese. Abbiamo cominciato con negli occhi lo sfarzoso matrimonio fra Carlo e Diana. Dopo, è successo un fottio di cose, dal concerto di Simon e Garfunkel in Central Park (19 settembre) all’omicidio del presidente egiziano Sadat (6 ottobre), fino al ritiro dal pugilato di Muhammad Ali (11 dicembre).

Il 17 dicembre 1981 a Verona le Brigate Rosse rapiscono il generale statunitense James Lee Dozier. È il mio sedicesimo compleanno, ma, giuro, non è per farmi il regalo. Peraltro mentre leggiamo La donna di Cochito è arrivato il 1982, e già il 28 gennaio i Nocs (un reparto speciale della Polizia, praticamente dei Rambo in divisa per operazioni rischiose) liberano il generalone. Ci sarà una scia di sangue e merda che non ti dico, a proposito della liberazione di Dozier. Ecco, appunto, non ti dico, fa incazzare troppo. Documentati altrove, se ti va.

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